giovedì 31 ottobre 2019

IL SIGNORE FU TRAFITTO DA UN SOLDATO ROMANO E LA CORTINA DEL TEMPIO SI SQUARCIÒ NEL 70 D.C.

In questa parte parleremo di quando storicamente il Signore fu trafitto da un soldato romano provocandone l'uscita del suo sangue salvifico e di quando la cortina del Tempio si squarciò dopo la sua morte apparante.

Incominciamo esaminando I testi sacri Cristiani:

DAL VANGELO DI GIOVANNI:

“uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.”

DAL VANGELO DI MARCO:

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. 39Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!».

19 Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, 20 per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, (Ebrei 10:19-20 – La Nuova Riveduta 1994).
11 Ma venuto Cristo, sommo sacerdote dei beni futuri, egli, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto da mano d’uomo, cioè, non di questa creazione, 12 è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna. (Ebrei 9:11-12 – La Nuova Riveduta 1994).
50 E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito. 51 Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si schiantarono, (Matteo 27:50-51 – La Nuova Riveduta 1994).

Passiamo adesso al Talmud e vediamo I testimoni oculari di questi eventi quando e in che miniera registrano questi fatti:

[Vespasiano] se ne andò e mandò Tito. Ed è scritto (Deut. 32, 37): "E disse: dove sono le loro divinità, le rocce in cui riponevano la loro fiducia?" Questo [versetto si applica] a Tito il malvagio, che insultò e blasfemò contro l'Altissimo. Cosa fece? Acchiappò una prostituta ed entrò nel Santo dei Santi, stese un rotolo della Torà e peccò con lei, prese una spada e infilzò la Parochet [ossia la cortina che nel secondo Tempio separava il Santo dal Santo dei Santi], avvenne un miracolo e da essa cominciò a schizzare sangue e [Tito] pensò di essersi ucciso (cioè di avere ucciso il Santo, benedetto Egli sia – il Talmud usa per rispetto verso D-o una espressione sostitutiva), come è scritto (Salmi 74, 4): "I Tuoi oppressori hanno ruggito nel Tuo Tempio, hanno interpretato le loro superstizioni come dei veri segni." Abba Chanan cita (Salmi, 89, 9): "Chi è come Te, D-o forte?", cioè: chi è forte e inflessibile come Te, che ascolti gli insulti e le blasfemie di quel malvagio e continui a tacere? Nella Yeshivà di Rabbì Yishmaèl interpretarono il versetto (Esodo 15, 11): "Chi è come Te tra i potenti, o Signore?" [aggiungendo una lettera]: "Chi è come Te tra i muti, o Signore?", [che ascolti gli insulti e non reagisci].
Cosa fece [Tito]? Prese la Parochet e ne fece un sacco, raccolse tutti gli strumenti del Tempio, li pose all'interno e li posò sulla nave per andare a vantarsi nella sua città, come è scritto (Ecclesiaste 8, 10): "Infatti, ho visto dei malvagi venire sepolti: essi venivano da un luogo santo e venivano dimenticati nella città in cui avevano agito." [Modificando una lettera] leggi "raccolti" al posto di "sepolti" e "per vantarsi" al posto di "venivano dimenticati". C'è [invece] chi legge [nel versetto] proprio la parola "sepolti", perché fu rivelato loro perfino ciò che era sepolto"

http://www.anzarouth.com/2008/08/talmud-ghittin-55-57.html?m=1

Come potete vedere il rabbino che conclude la fonte, precisa:

C'è [invece] chi legge [nel versetto] proprio la parola "sepolti", perché fu rivelato loro perfino ciò che era sepolto.
L'evangelista Matteo fu proprio uno di questi, infatti come puntualizza il rabbino, scrive:

DAL VANGELO DI MATTEO

51Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, 52i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. 53Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.

Nel Talmud viene inoltre specificato che oltre “al soldato romano" Tito,  ci fosse innanzi alla presenza del Signore trafitto anche una prostituta.
Similmente secondo la tradizione Cristiana, il.Signore apparve prima alla prostituta Maria Maddalena:

VANGELO DI GIOVANNI CAPITOLO 20

1Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!»….
Per finire la notizia giunse a Simone e a Giovanni ( il discepolo amato dal Signore).

Nella stessa maniera l'evento dell'apparizione del Signore, viene collegato nel Talmud ad Abba Sikra e a Yokhannan ben Zakkai, chiamati dallo storico Giuseppe Flavio rispettivamente con I nomi di Simone bargiora e Giovanni di Giscala, le ultime persone che storicamente lasciarono il Tempio del Signore, prima della sua caduta.

Sempre nel passo, i rabbini che parlano della presenza del Signore in modo incorporeo nella cortina del Tempio, aggiungono dei commenti in linea con le antiche scuole docetiche cristiane:

" Abba Chanan cita (Salmi, 89, 9): "Chi è come Te, D-o forte?", cioè: chi è forte e inflessibile come Te, che ascolti gli insulti e le blasfemie di quel malvagio e continui a tacere? Nella Yeshivà di Rabbì Yishmaèl interpretarono il versetto (Esodo 15, 11): "Chi è come Te tra i potenti, o Signore?" [aggiungendo una lettera]: "Chi è come Te tra i muti, o Signore?", [che ascolti gli insulti e non reagisci].

La stessa lezione la troviamo nel VANGELO DI PIETRO, scartato dai padri della chiesa proprio perché in esso era contenuto lo stesso contenuto docetico:

[4][10] Condussero due malfattori e crocifissero il Signore in mezzo a loro. Ma lui taceva quasi che non sentisse alcun dolore...
I fatti e I nomi Talmud, coincidono con I resoconti evangelici, tuttavia quello che salto all'occhio anche al lettore inesperto è che tutto accadde poco prima della caduta del Tempio nel 70 e non sotto a Ponzio Pilato.

Altre prove negli scritti sacri che seguono la stessa linea temporale del Talmud, le possiamo trovare nel Vangelo di Pietro:

[7][25] Gli Ebrei, gli anziani e i sacerdoti compresero allora il grande male fatto a se stessi e cominciarono a lamentarsi battendosi il petto e a dire: “Guai ai nostri peccati! Il giudizio e la fine di Gerusalemme sono ormai vicini”.
[26] Io [Pietro] ed i miei amici eravamo nella tristezza e, con l’animo ferito, ci nascondevamo: eravamo, infatti, ricercati da loro come malfattori e come coloro che volevano incendiare il tempio.

https://mikeplato.myblog.it/2017/02/23/vangelo-di-pietro-testo-integrale/

Questi passi secondo alcuni nascondono un velato antisemitismo, eppure se andiamo a leggere i passi dello storico Giuseppe Flavio, si riesce a capire che le cose andarono davvero in questa maniera:

Libro IV:570 Nel frattempo la massa degli Zeloti che era dispersa nella città si raccolse nel tempio unendosi a quelli che erano stati messi in fuga, e Giovanni si preparò a guidarli giù contro il popolo e gli Idumei.
Libro IV:571 Questi ebbero paura non tanto del loro attacco, essendo più forti in combattimento, quanto della loro follia, pensando che quelli di nottetempo potevano fare una sortita dal tempio, ucciderli e dar fuoco alla città.
Libro IV:572 Si radunarono allora a consiglio con i sommi sacerdoti per deliberare come difendersi dal loro assalto.
Libro IV:573 Ma il Dio sconvolse le loro menti ed essi pensarono di ricorrere a un rimedio peggiore del male;
infatti per liberarsi di Giovanni decisero di far entrare Simone, cioè di attirarsi un secondo padrone, e per di più sollecitandolo con le preghiere.
Libro IV:574 La decisione venne eseguita e il sommo sacerdote Mattia fu inviato a pregare quel Simone, che tanto avevano temuto, di voler entrare in città. Unirono le loro insistenze anche tutti quelli che erano stati costretti a fuggire da Gerusalemme per gli Zeloti e che desideravano di recuperare case e averi.
Libro IV:575 Simone acconsentì con grande degnazione di far loro da padrone e fece il suo ingresso come per liberare la città dagli Zeloti, acclamato dal popolo quale salvatore e protettore;
Libro IV:576 ma quando fu dentro col suo esercito non pensò che al suo potere, considerando quelli che l'avevano invocato non meno nemici di coloro contro cui era stato invocato.
Libro VI:364 Costoro non provavano alcun rimorso per le loro malefatte, anzi ne andavano fieri come di belle imprese; così, quando videro la città in fiamme, con lieto volto dichiararono di esser contenti di aspettare la fine perché, sterminato il popolo, bruciato il tempio e incendiata la città, non lasciavano niente ai nemici.

Un ulteriore prova che dimostra che le vicende del Cristo siano avvenute in realtà sotto la rivolta giudaica del 66/70 le troviamo nel Vangelo di Gamaliele, dove I padri della Chiesa escludendolo dal Canone, non si sono nemmeno curati di cancellare la frase dove sia attesta che Pilato distrusse il Tempio di Gerusalemme e ne sterminò la popolazione, un atto che in realtà storicamente accadde nel 70 con Tito, non dopo la risurrezione di Gesù, ma dopo la resurrezione del vero aspirante Messia e Salvatore del suo popolino e della Torah, Yokhannan ben Zakkai:

https://originidelcristianesimoprimitivo.blogspot.com/2019/02/gamaliele-era-cristiano-indagine.html?m=1

lunedì 12 agosto 2019

LA VERA STORIA DI NICODEMO

In questa ricerca vediamo chi fosse storicamente Nicodemo e se veramente abbia mai avuto contatto e appoggiato  un re dei giudei di nome Gesù.
Nel Nuovo Testamento e precisamente nel Vangelo di Giovanni, Nicodemo appare come uno dei capi ricchi di Gerusalemme che appoggiò segretamente Gesù, nonostante fosse fariseo e un membro del sinedrio:

GESÙ E NICODEMO

1Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. 2Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». 3Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio».
4Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». 5Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. 7Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall'alto. 8Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
9Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». 10Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d'Israele e non conosci queste cose? 11In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. 12Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? 13Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo. 14E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, 15perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

MAI UN UOMO HA PARLATO COSÌ!

40All'udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». 41Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? 42Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?». 43E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. 44Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui.
45Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». 46Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». 47Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? 48Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? 49Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». 50Allora Nicodemo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: 51«La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». 52Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». 53E ciascuno tornò a casa sua.

SEPOLTURA DI GESÙ

38Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39Vi andò anche Nicodèmo - quello che in precedenza era andato da lui di notte - e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. 40Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. 41Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. 42Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Nel Talmud Nicodemo, invece di risultare una persona che appoggiò Gesù, appare come una persona che appoggiò Giovanni di Giscala ( Yokhannan ben Zakkai) e Simone il bariona:

Mandarono [al suo posto] il comandante Vespasiano. Questi venne ed assediò [Gerusalemme] per tre anni. [In città] c'erano tre ricchi: Nakdimòn ben Gurion, Ben Kalba Savua e Ben Tzitzit Hakesat. Nakdimòn ben Gurion [si chiamava così] perché il sole sorse (Nakad) apposta per lui (Talmud Bavli, trattato di Taanit, 20a); Ben Kalba Savua, perché chiunque entrava a casa sua affamato come un cane (Kalba) ne usciva sazio (Savua); Ben Tzitzit Hakesat, perché le sue frange (Tzitzit) strisciavano sempre su cuscini (Kesat). C'è chi dice che [doveva il suo soprannome al fatto che spesso] sedeva tra i potenti di Roma. Uno [di loro] promise: "Io rifornirò [gli abitanti di Gerusalemme] di grano e di orzo." Un altro dichiarò: "Vino, sale e olio" e un altro promise: "Legna". I saggi lodarono [soprattutto] il donatore di legna. Anche Rav Chisda lasciava tutte le sue chiavi al suo servitore, tranne quella [del deposito] di legna, perché così diceva Rav Chisda: "[Per cucinare] un deposito di grano ci vogliono sessanta depositi di legna!" [Grazie ai loro doni] c'era di che nutrire [la città] per ventuno anni!

Tratto da:

http://www.anzarouth.com/2008/08/talmud-ghittin-55-57.html

Qui a seguito noterete che questi doni furono custoditi da Simone il bariona ( abba Sikra/ben Batiah), conisciuto dai cristiani semplicemente con il nome di Pietro:


https://upload.forumfree.net/i/ff12349826/IMG_20190228_151523.jpg

Ma le sorprese non finiscono qui, infatti in guerre Giudaiche emerge che Gorion oltre ad essere il padre di Nicodemo, fosse il padre di Giuseppe:

Libro II:563 Giuseppe figlio di Gorion e il sommo sacerdote Anano furono eletti a reggere con poteri assoluti il governo della città, con l'incarico di curare specialmente che venisse aumentata l'altezza delle mura.

Tutto lascia pensare che Giovanni evangelista si sia ispirato a loro quando scrisse che Giuseppe e Nicodemo (che storicamente risultano fratelli) cosparsero con molta aloe e mirra il corpo del Messia.
Ma di quale Messia parliamo?

Certamente non di Gesù ma di Yokhanna ben Zakkai che nel Talmud risulta  morto e risorto e cosparso di aromi, per far credere (ai barionim) che fosse davvero morto.


POTENZIALI MANIPOLAZIONI

Sebbene in Guerre Giudaiche appaia chiaramente Giuseppe figlio di Gorion, fratello quindi di Nicodemo, in altri passi appaio delle potenziali manipolazione adocchiate probabilmente dai copisti cristiani. Se esaminiamo I passi che seguono, infatti notiamo che Gorion da padre viene trasformato come figlio  di Nicodemo e in un altro passo viene trasformato invece come figlio di Giuseppe:

Libro II:451 Quelli, approfittando anche di una tale richiesta, inviarono da loro per stringere l'accordo Gorion figlio di Nicomede, Anania figlio di Sadoc e Giuda figlio di Gionata. Giurati i patti, Metilio fece uscire i soldati.

Libro IV:159 Le personalità più eminenti, quali Gorion figlio di Giuseppe e Simeone figlio di Gamaliel, li incitavano infatti sia tutt'insieme nelle assemblee, sia recandosi a visitarli ad uno ad uno, perché una buona
volta punissero i traditori della libertà e purificassero il santuario da quegli empi assassini.

Parliamo sempre di personaggi di rilievo a capo della politica  di Gerusalemme, ma in questi passi notiamo delle probabili manipolazioni fatte con lo scopo di non  far capire al lettore che sono gli stessi personaggi che troviamo nel Nuovo Testamento, attivi nella politica di Gerusalemme, non nel periodo di Pilato, ma nel periodo della rivolta Giudaica, guidata da Giovanni di Giscala e suo nipote Simone capo dei Barionim.



lunedì 22 aprile 2019

DAL VANGELO SECONDO LA STORIA

Ho raccolto  e tradotto finalmente tutte le fonti storiche ed ebraiche indipendenti dal cristianesimo, che dimostrano chi fosse nella realtà Gesù e il suo successore Simone il bariona. Parlerò quindi di quella persona che causò la caduta del Tempio, che si fece re e che giudicò tutte le 12 tribù d'Israele, comprese le persone che non lo hanno voluto come loro Re.
Senza di lui non esiterebbe più l'ebraismo e di conseguenza nemmeno il Cristianesimo.
Parlerò dunque di Yohannan ben Zakkai ( Giovanni di Giscala), la persona che ha realizzato le stesse profezie del Gesù evangelico, che ha predicato le stesse cose e che ha fatto in vita le stesse cose fatte da Gesù.
Costui è diventato un mito per gli ebrei, a tal punto che una parte di loro, I cristiani,lo hanno addirittura trasformato nel loro Dio.
In questo vangelo, parlerò per la prima volta anche delle nuove riforme che  ha introdotto nell'Ebraismo Yohannan ben Zakkai. Pensate... Zakkai ha avuto il potere di cambiare le secolari leggi giudaiche, come se avesse fatto un nuovo patto tra D-o e il popolo ebraico e queste nuove riforme giudaiche le troviamo nei Vangeli come insegnamenti di Gesù.
Il lavoro è stato immenso, ma ho suddiviso schematicamente insegnamenti e opere di Giovanni in parti, come se fosse un vangelo.
Per approfondire alcune questioni ho inserito anche dei link, per il resto spero che la lettura sia scorrevole e poco pesante, visto che non si tratta di un romanzo, ma di una ricostruzione storica attraverso le fonti.

ANNUNCIAZIONE: CHI ERA AI TEMPI GESÙ LA PERSONA CHE VENNE PERCEPITA COME "L'ELETTO" O COME FIGURA GUIDA DELLE GENERAZIONI FUTURE

https://originidellereligioni.forumfree.it/m/?t=77123003

LA PREGHIERA DI GESÙ, CHE STANDO I VANGELI INSEGNAVA GIOVANNI IL BATTISTA AI SUOI SEGUACI: IL PADRE NOSTRO

Gesù ha insegnato come pregare Dio attraverso quella che molti considerano la preghiera di Gesù EREDITATA DA GIOVANNI IL BATTISTA:il Padre nostro.

Secondo molti studiosi il Padre Nostro deriva, almeno nella sua parte iniziale, dal Kaddish ebraico:

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Kaddish

Secondo le più antiche fonti ebraiche, questa preghiera veniva recitata non da Gesù ma da Yohannan ben Zakkai per pregare Dio. Stando al Tanna D'bei Eliyahu, attraverso questa preghiera, insegnata ad un bambinino, riuscì a resuscitare l'anima condannata all'inferno (Gehinom) di suo padre :

Una volta stavo camminando per la strada e ho trovato un uomo che stava raccogliendo legna. Gli ho parlato ma non mi ha detto una parola. Solo più tardi venne da me e disse: "Rabbi, sono morto, non vivo".
Ho risposto, "Quindi se sei morto, perché hai bisogno di tutto quel legno?"
Rispose: "Rabbi, ascoltami e ti spiegherò: quando ero vivo, io e il mio amico passavamo i nostri giorni a peccare nella mia proprietà, così quando siamo venuti qui, ci hanno condannati a bruciare. L'amico mio, poi raccoglie legna e mi brucia ".
Così gli ho chiesto: "Ti hanno detto per quanto tempo durerà il tuo supplizio?"
Al che lui rispose: "Quando sono venuto qui, ho lasciato incinta mia moglie, so che lei sta portando un figlio, quindi ti chiedo, ti prego di prenderti cura di lui dal momento in cui è nato fino a che non avrà cinque anni. Portalo in una scuola per imparare a leggere e pregare, perché nel momento in cui dirà: "Benedetto è D_o chi è benedetto!" mi risusciteranno dal giudizio di Gehinom ".

In origine la preghiera non conteneva la parte che segue "dacci oggi il nostro pane quotidiano...", una parte che richiama il sacrificio del corpo di Cristo così come descritto in maniere allusiva nell'ultima cena.
Questo è uno dei tanti fattori indicativi che dimostrano che il culto della resurrezione del corpo, sia nato in un periodo successivo e non negli ambienti strettamente giudaici.

INGRESSO TRIONFALE A GERUSALEMME

Non esiste storicamente un ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, ma esiste un ingresso trionfale di Giovanni a Gerusalemme, descritto sia da Flavio Giuseppe e sia  addirittura nelle omelie pseudo clementine, dove Zakkai viene nominato "Cristo", presidente e protettore della Chiesa:

https://originidellereligioni.forumfree.it/m/?t=76464304#newpost

DIVIETO DI EFFETTUARE SACRIFICI PER L'ESPIAZIONE DEI PECCATI

Dalle prescrizioni che emergono dal Nuovo Testamento, si evince che il Cristianesimo, a differenza del Paganesimo
e dell'Ebraismo, si asteneva nel sacrificare gli animali per l'espiazione dei peccati:

http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=At+15%2C28-29&formato_rif=vp

Tuttavia storicamente risulta che fu Yohannan ben Zakkai (Giovanni di Giscala) a interrompere per sempre I riti sacrificali, sia prima che dopo la caduta del Tempio:

Libro VI:93 - 2, 1. Tito ordinò ai suoi soldati di abbattere dalle fondamenta l'Antonia e di spianare una via per
farvi salire facilmente tutto l'esercito; quindi affidò un incarico a Giuseppe.
Libro VI:94 Aveva saputo che da quel giorno, era il diciassette di Panemo, il cosiddetto sacrificio perenne in
onore del Dio era stato interrotto per mancanza di uomini, e che di ciò il popolo era rimasto profondamente
turbato;
Libro VI:95 allora fece ripetere a Giovanni il precedente ammonimento, che se cioè egli era in preda a una criminosa smania di combattere poteva farsi avanti con chi volesse e ingaggiare la lotta senza coinvolgere nella sua rovina la città e il tempio. Perciò la smettesse di profanare il santuario e di offendere il Dio, anzi avrebbe potuto far celebrare i sacrifici interrotti per mezzo di quei giudei che egli stesso avrebbe designati.
Libro VI:96 Giuseppe, collocatosi in modo da essere udito non soltanto da Giovanni, ma anche dalla massa,
Libro VI:97 trasmise in ebraico il messaggio di Cesare e concluse con un lungo appello perché volesserorisparmiare la patria, disperdere le fiamme che già lambivano il santuario e rendere al Dio i sacrifici espiatori.
Libro VI:98 Le sue parole furono accolte dal popolo con sgomento e silenzio mentre il tiranno, dopo aver scagliato un'infinità d'ingiurie e di maledizioni contro Giuseppe, terminò dicendo che non temeva la conquista della città perché questa apparteneva al Dio.
Libro VI:99 Allora Giuseppe esplose: “Veramente pura hai conservato la città per il Dio, e intatto rimane il tempio, e nessuna offesa hai arrecato a colui che speri di aver alleato, ed egli riceve le consuete offerte!
Libro VI:100 Se a te, maledetto empio, qualcuno togliesse il tuo cibo quotidiano, tu lo giudicheresti un nemico:
come puoi illuderti di avere dalla tua parte nella guerra colui che hai privato del culto che durava da sempre?
Libro VI:101 E attribuirai le tue colpe ai romani, che finora si son dati cura delle nostre leggi e cercano di restaurare per il Dio i riti sacrificali interrotti per causa tua?
Libro VI:102 Chi non compiangerebbe amaramente la città per lo strano capovolgimento subito, dato che degli
stranieri, e per di più nemici, si preoccupano di mettere riparo alla tua empietà, mentre tu, che sei un giudeo e
sei stato educato all'osservanza delle nostre leggi, le offendi assai più gravemente di loro?
Libro VI:103 Eppure, Giovanni, non soltanto è bello pentirsi delle proprie colpe, sia pure all'ultimo momento, ma
se tu volessi risparmiare alla patria la rovina avresti un magnifico esempio da seguire, quello di Ieconia re dei
giudei....
Giovanni entrò entrò quindi nel Tempio e come il Gesù evangelico, che cacciò I mercanti e I cambiavalute, bloccò di fatto I riti sacrificali.

Dopo la caduta del Tempio Giovanni ordinò a tutte le comunità ebraiche di astenersi dai riti sacrificali, quindi non fu un invenzione dell'apostata della legge Paolo di Tarso, come molti pensano.

Celebre e il seguente passo, seguito alla lettera dai Cristiani:

"Una volta, quando Rabban Yochanan ben Zakkai stava camminando a Gerusalemme con Rabbi Yehoshua, arrivarono dove il Tempio di Gerusalemme ora era in rovina. "Guai a noi", esclamò Rabbi Yehoshua, "perché questa casa dove è stata fatta l'espiazione per i peccati di Israele ora giace in rovina!" Rispose Rabban Yochanan, "Abbiamo un'altra, altrettanto importante fonte di espiazione, la pratica delgemilut hasadim (gentilezza amorevole), come si afferma" Desidero amorevolezza e non sacrificio ".

GESÛ PROFETIZZA LA CADUTA DEL TEMPIO

5Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, disse: 6«Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Come il profeta Geremia prima di lui, e come il Messia cristiano Gesù ,  Giovanni profetizzò contro il Tempio di Gerusalemme , dicendo: "O Tempio, Tempio, perché ti spaventi? Io so di te che sarai distrutto" (Yoma 39b).

https://originidelcristianesimoprimitivo.blogspot.com/2020/12/i-profeti-giovanni-e-gesu.html?m=1

PAGATE I TRIBUTI A CESERE E DATE A DIO QUELLO CHE È DI DIO

17Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». 21Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». 22A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.

Lo stesso contenuto è presente nelle fonti ebraiche, ma vengono proferite da Yohannan ben Zakkai:

Johanan disse ai suoi allievi che erano con lui: "Per tutta la vita ho cercato di capire quella frase nel Cantico dei Cantici [I. 8]:" Se non lo sai, o la più bella tra le donne ", ecc. La prima volta che capisco il suo significato: "Non volevi" - così dice la parola Israele - "sottomettersi a Dio, quindi sei sottomesso a popoli stranieri." Non volevi pagare a Dio un mezzo siclo per ogni persona; ora paghi 15 shekel al governo dei tuoi nemici. Non volevi riparare le strade e le strade per i pellegrini in vacanza; ora devi riparare le strade e le torri di guardia per i tuoi oppressori.E in te è adempiuta la profezia [Deut. xviii. 47-48, RV]: Poiché tu non hai servito il Signore tuo Dio con gioia e con gioia di cuore, a motivo dell'abbondanza di tutte le cose, perciò servirai i tuoi nemici, che il Signore manderà contro di te, nella fame e nella sete, nella nudità e nella mancanza di tutte le cose. '"

PERDONATE L'ADULTERA

Vangelo di Giovanni cap.8

3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la Pietra contro di lei». 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più».

Che significato voleva dare l'evangelista Giovanni, facendo scrivere Gesù sulla terra?

A mio avviso l'evangelista voleva comunicarci "che sulla terra" il vero Cristo storico ha lasciato qualcosa scritto a riguardo le adultere.
Infatti per quanto riguarda Yohannan ben Zakkai, stando alle fonti ebraiche, risulta che abbia abolito il calvario della moglie sospettata di adulterio (Numeri 5: 11-31), dimostrando ancora una volta di avere il potere di cambiare le secolari leggi di Dio, istaurando con il popolo ebraico il così detto dai Cristiani "nuovo patto".
In sostanza Yochannan ben Zakkai abolì il pericoloso e potenzialmente mortale, rito delle acque amare, che poteva appunto portare alle morte di una donna adultera, sospettata di adulterio.

http://www.artspecialday.com/9art/2017/02/27/gelosia-legge-bibbia/

GESÙ NON RISPETTAVA LE NORMALI NORME DI PURITÀ È PROCLAMÒ TUTTI I CIBI PURI:

14Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! 15Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro». 16
17Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. 18E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può renderlo impuro, 19perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. 20

In Guerre Giudaiche lo storico Falvio Giuseppe conferma il contenuto del passo evangelico, ma lo attribuisce sempre a Giovanni:

Libro VII:264 La sua mensa era infatti imbandita con cibi proibiti ed egli aveva abbandonato le tradizionali regole
di purità, sì che non poteva più far stupore se uno che era così follemente empio verso il Dio non osservava più la bontà e la fratellanza verso gli uomini.

LA CRESIMA CON OLIO ATTRAVERSO E L'IMPOSIZIONE DELLA MANI

Nell'ebraismo l'unzione era prevista per poche occasioni: per ungere I re, I sommi sacerdoti e I profeti. Sostanzialmente nell'ebraismo l'olio veniva usato per casi singoli.

Nel Cristianesimo invece, l'uso del l'olio rituale, viene esteso per molte altre attività religiose e viene usato anche per ungere le masse, così come avviene ad esempio nella celebrazione della Cresima. Con esso,  si ricevere lo Spirito Santo e si diventa I SOLDATI DI CRISTO.
Nel Nuovo Testamento esistono numerosi passi che parlano  dell'unzione rituale attraverso l'imposizione delle mani, tuttavia i primi e/o i più esperti in tale pratica risultano Giovanni e Simone il bariona:

14Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. 15Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; 16non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. 17Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

Storicamente e precisamente In Guerre giudaiche, il fenomeno Cristiano dell'unzione come rituale di massa, nasce e viene attribuito sempre a Giovanni, che oltre a ungere I suoi, offre come nei vangeli, il vino "per la nuova ed eterna alleanza" e tutto ciò avveniva mentre Simone, capo dei barionim, dirigeva la difesa di Gerusalemme :

Libro V:565 Pertanto egli [Giovanni] attinse il vino e l'olio santo, che i sacerdoti conservavano nel tempio interno per versarlo sugli olocausti, e lo distribuì alla sua banda, e quelli senza inorridire se ne unsero e ne bevvero.

Inoltre Giuseppe Flavio aggiunge che assieme a Giovanni ci fosse nel Tempio anche Lazzaro figlio di Simone:

Libro V:5 - 1, 2. Infatti Eleazar figlio di Simone, colui che all'inizio aveva separato dal popolo gli Zeloti facendoli

penetrare nel tempio, fingendo ora di essere sdegnato per le quotidiane ribalderie di Giovanni.....

Libro V:250 Giovanni quando occupò il tempio aveva seimila uomini sotto venti capitani, ma allora anche gli Zeloti, superati i motivi di contrasto, si erano uniti a lui, ed erano duemilaquattrocento con a capo l'Eleazar di
prima [il figlio di Simone] e Simone figlio di Arino.

Lazzaro figlio di Simone, appare nei Vangeli come fratello di Maria e Marta, ed era testimone dell'unzione del Cristo da parte di Maria, sebbene l'atto è stato ambientato a Betània a 3 km da Gerusalemme:

Vangelo di Marco

3Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. 4Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? 5Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.

Vangelo di Giovanni

1Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.

GESÙ GUARISCE GLI INDEMONIATI

Su Yohannan ben Zakkai si dice che avesse il potere di comandare I demoni come a Gesù, ed esiste un passo in particolare dove viene spiegato come lui effettuava gli esorcismi:

Un certo pagano chiese a R. Yohanan ben Zakkai: I riti che esibisci in relazione all'odore della stregoneria della Giovenca Rossa! Porterai una manza, la brucerai, la macinerai e la sua cenere. Spargi due o tre gocce su uno di voi che è contaminato dalla contaminazione del cadavere e digli: Sei pulito. Detto R. Yohanan b. Zakkai a lui: non sei mai stato posseduto da un demone? Rispose: No. - Non hai mai visto un uomo posseduto da un demone? Lui rispose: Sì. - E cosa fai per lui? - Portiamo erbe e facciamo fumare sotto di lui, e gettiamo acqua su di lui e il demone è esorcizzato. Rispose: lascia che le tue orecchie ascoltino ciò che ha detto la tua bocca. Lo spirito di contaminazione è lo stesso del tuo demone. Spruzziamo su di esso le acque della purificazione ed è esorcizzato.

Tutt'ora gli esorcisti della chiesa Cattolica, come da insegnamento di Zakkai, "spruzzano"  soltanto acqua santa sul posseduto, durante gli esorcismi.

IL TRADIMENTO DI GIUDA

Nel Vangeli di Giovanni, il tradimento di Giuda Iscariota ( il sicario) viene descritto con insoliti particolari:

21Dette queste cose, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». 22I discepoli si guardavano l'un l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. 23Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. 24Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. 25Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». 26Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda...

Nel Vangelo di Giovanni Pietro non chiede direttamente a Gesù chi fosse il traditore ( la cosa più logica), ma lo chiede direttamente al discepolo da lui amato ( ATTENZIONE DISCEPOLO, NON APOSTOLO), che era nella realtà come detto Giovanni di Giscala ( Yoahanna ben Zakkai), come se Gesù non esistesse o fosse un entità incorporea, come gli gnostici affermavano.

In ogni modo Pietro, così desideroso di mettere le mani sul traditore Giuda, così spiega agli apostoli ,in Atti, come quest'ultimo sia morto:

18Giuda dunque comprò un campo con il prezzo del suo delitto e poi, precipitando, si squarciò e si sparsero tutte le sue viscere. 19La cosa è divenuta nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme...

Da dove cadde Giuda a tal punto da farsi a pezzi, spargendo le sue viscere a terra?
Come è caduto?
Chi lo ha fatto cadere e da dove?
Non è specifico, il nuovo testamento ci dice soltanto che solo Simon Pietro lo sapeva e che la cosa era divenuta nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme.

Quindi se la cosa era diventata nota a tutti, sicuramente lo storico Flavio Giuseppe lo avrebbe scritto.

Infatti lo storico scrive, che durante la guerra, mentre Giovanni di Giscala voleva istaurare un regime monarchico a Gerusalemme, mentre I sacerdoti del tempio cercavano il modo di ucciderlo e mentre Simone si occupava della difesa:

Libro V:534 - 13, 2. Al veder ciò un certo Giude, figlio di Giude, che era uno dei subalterni di Simone [quindi era un sicario da cui deriva il termine iscariota] e ne aveva avuto l'incarico di far la guardia a una torre, un po' forse per compassione verso le vittime uccise con tanta ferocia, ma specialmente preoccupato di quella che sarebbe stata la sua sorte, chiamò a sé dieci fra gli uomini più fidati che aveva e disse loro:
Libro V:535 “Fino a quando sopporteremo queste malefatte? Che speranza di salvarci abbiamo se restiamo fedeli a un farabutto?
Libro V:536 Non abbiamo già la fame addosso, i romani sul punto di entrare in città, mentre Simone non rispetta nemmeno chi gli ha fatto del bene, sì che c'è da temere che da un momento all'altro egli ci metta a morte quando invece ci si può fidare della parola dei romani? Orsù, consegniamo le mura e salviamo noi stessi e la città!
Libro V:537 Non sarà un gran male per Simone pagare più presto il fio dal momento che non ha speranza di salvarsi”.

Libro V:538 Persuasi i dieci, allo spuntar del giorno Giude inviò gli altri suoi uomini chi da una parte, chi dall'altra, per evitare che si scoprisse il complotto, e verso l'ora terza si mise a chiamare dall'alto della torre i romani.
Libro V:539 Ma di questi alcuni non gli badarono, altri non se ne fidarono mentre i più non si mossero pensando che tra breve avrebbero avuto in mano la città senza correre pericolo.
Libro V:540 E quando alla fine Tito si apprestava ad avvicinarsi al muro alla testa di un reparto, Simone raggiunto dalla notizia accorse a prendere sotto controllo la torre; catturati i traditori, li uccise sotto gli occhi dei romani e, mutilati i cadaveri, li scaraventò davanti alle mura.

Questa è la realtà storica del tradimento di Giuda e della sua morte...notate la precisa coincidenza evangelica dei nomi delle persone coinvolte.

IL RINNEGAMENTO DI SIMON PIETRO

Nei Vangeli si dice che Simone il bariona rinnegò in pubblico 3 volte il Cristo dopo l'ultima cena.
Nello stesso modo nel Gittin 56 a-b Giovanni viene rinnegato e allontano da Simone in pubblico, dopo la loro ultima cena ( Simone lo caccia per 3 volte e per tre volte gli nega di pagare il conto).

Ma andiamo adesso a vedere quando e perchè storicamente Simone il bariona rinnega suo zio Giovanni:
Libro IV:572 Si radunarono allora a consiglio con i sommi sacerdoti per deliberare come difendersi dal loro assalto.
Libro IV:573 Ma il Dio sconvolse le loro menti ed essi pensarono di ricorrere a un rimedio peggiore del male; infatti per liberarsi di Giovanni decisero di far entrare Simone, cioè di attirarsi un secondo padrone, e per di più sollecitandolo con le preghiere.
Libro IV:574 La decisione venne eseguita e il sommo sacerdote Mattia fu inviato a pregare quel Simone, che tanto avevano temuto, di voler entrare in città. Unirono le loro insistenze anche tutti quelli che erano stati costretti a fuggire da Gerusalemme per gli Zeloti e che desideravano di recuperare case e averi.
Libro IV:575 Simone acconsentì con grande degnazione di far loro da padrone e fece il suo ingresso come per liberare la città dagli Zeloti, acclamato dal popolo quale salvatore e protettore;
Libro IV:576 ma quando fu dentro col suo esercito non pensò che al suo potere, considerando quelli che
l'avevano invocato non meno nemici di coloro contro cui era stato invocato.

SIMONE IL BARIONA SI PENTE E LITIGA CON IL PORTINAIO E I SUOI PARENTI

Libro V:527 - 13, 1. Simone non lasciò morire senza supplizi nemmeno Mattia, che aveva consegnato nelle sue mani la città. Costui era figlio di Boeto, discendente di sommi sacerdoti, uno degli uomini più stimati e onorati dal popolo.
Libro V:528 Quando la città era angariata dagli Zeloti, cui s'era unito anche Giovanni, egli aveva persuaso il
popolo a far entrare in loro aiuto Simone, senza stringere in precedenza alcun accordo con lui e senza
sospettare alcun tiro da parte sua.
Libro V:529 Ma quando Simone mise piede in città e se ne fece padrone, considerò Mattia nemico al pari degli altri, anche se aveva perorato la sua causa, giudicando che lo aveva fatto per stolta ingenuità.
Libro V:530 Così allora se lo fece trascinare al suo cospetto e con l'accusa di parteggiare per i romani lo
condannò a morte, senza permettergli di difendersi, insieme con tre figli, perché il quarto aveva fatto in tempo a rifugiarsi presso Tito.

Tutta questa storia, l'ingresso di Simone, il suo rinnegamento e la "lite" con chi l'aveva fatto entrare e parenti, è stata sintetizzata nel Vangelo di Giovanni:

15Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. 16Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell'altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla potinaia e fece entrare Pietro. 17E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest'uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». 18Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
25Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». 26Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l'orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». 27Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

GESÙ, PUR NON FIDANDOSI TROPPO, LASCIA I SUOI SEGUACI A SIMONE IL BARIONA DETTO PIETRO

15Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».


Flavio Giuseppe descrive questo mandato MILITARE  e passaggio di consegne in questo passo:

Libro V:278 Gli uomini delle fazioni avverse presero a gridarsi l'un l'altro che ciò che stavano facendo era tutto a vantaggio dei nemici, mentre invece, anche se il Dio non concedeva loro una durevole concordia, era necessario almeno deporre per il momento le scambievoli rivalità e combattere uniti contro i romani. Così Simone fece sapere a quelli del tempio che potevano senza timore uscire per difendere le mura, e Giovanni, PUR NON FIDANDOSI TROPPO, li lasciò andare.

Simone inoltre, stando alle fonti ebraiche (Gittin 56 a-b , gli volle davvero bene, perchè trovò un soluzione per farlo
 uscire sano e salvo da Gerusalemme assieme ai sui discepoli principali: iscenando la sua morte e resurrezione lo fece uscire da Gerusalemme in una bara.
Lui invece, come allude il finale del passo evangelico, fu arrestato e mandato in catene a Roma, dove venne imprigionato nel carcere Mamertino, dove la tradizione cristiane vuole non a caso Pietro e successivamente venne giustiziato.

CHI LIBERIAMO, GESÙ O BARABBA?

Per molti questa usanza di liberare una persona in carcere non è mai esistita.
Tuttavia nella storia esiste un solo caso in cui  un sedicente Messia venne liberato e al posto suo venne giustiziato un altro: parliamo sempre di Giovanni di Giscala e del suo nipote Simone il bariona detto Abba Sikra.
Il primo fu liberato, il secondo invece fu giustiziato come un mafattore, storicamente nelle modalità descritte nei Vangeli:

Guerre Giudaiche

Libro VII:153 - 5, 6. La meta del corteo trionfale era il tempio di Giove sul Campidoglio, e arrivati colà si
fermarono; infatti secondo un'antica usanza si doveva aspettare l'annuncio della morte del capo dei nemici.
Libro VII:154 Questi era Simone, figlio di Ghiora, che fino a quel momento aveva sfilato fra gli altri prigionieri e che ora con una corda al collo venne trascinato, fra ingiurie e percosse, in un luogo vicino al Foro, dove i romani anno eseguire le condanne a morte dei malfattori.

Nei Vangeli Simon Pietro sfonda le linee di 600 soldati romani e arriva a tagliare l'orecchio a Malco, viene riconosciuto come seguace di Cristo e nonostante tutto, in maniera assurda, non viene arrestato.

Da quel momento in poi, nei vangeli, come in un effetto speciale, come se utilizzassero una controfigura, fanno sparire dalla scena Pietro e fanno apparire Gesù detto il Cristo e Barabba in carcere.
In realtà I due da giudicare erano il buon figlio del padre ( Barabba) Giovanni e colui che si travestì da Cristo (con abiti bianchi e mantello porpureo specifica Flavio Giuseppe), il cattivo e antiromano Simone il bariona detto Pietro.
Anche Simone da Cirene, "colui che prese la croce di lui" nella realtà è sempre Simone il bariona, che alla fine venne giustiziato al posto di Giovanni ( in linea con la tradizione gnostica e islamica).In poche parole gli evangelisti sdoppiano Simone, in "colui che fu condannato" e "in colui che portò la croce di lui", ma in realtà è sempre la stessa persona: il motivo dell'espediente è che Pietro doveva rimanere in vita sulla carta per altri 35 anni circa, per guidare la Chiesa dopo la presunta morte di Cristo sotto Pilato. L'espediente era dunque necessario, del resto sia Barabba che Simone da Cirene, sembrano uscire nei vangeli dal nulla ad eccezione di Simone,  che comunque nelle versione gnostiche viene ucciso al posto del Cristo ed ovvio quindi se è stato davvero lui ad essere giustiziato, Barabba era il Cristo e il Gesù condannato era quello finito sulla croce.

Tutte le versioni evangeliche cristiane, comprese quelle gnostiche, si ispirano a questo evento storicamente accaduto e compiuto sempre da questi 2 personaggi: Giovanni e Simone.

Flavio Giuseppe lo descrive:

Libro VII:118 Quanto poi ai prigionieri, diede ordine di trasportare immediatamente in Italia i due capi, Simone e Giovanni, assieme ad altri settecento scelti per la statura e la prestanza fisica, con l'intenzione di trascinarli in catene nel trionfo.

Come visto in precedenza, solo Simone percorse la via crucis a Roma, Giovanni invece che fine fece?

Giovanni non venne trasportato a Roma, il passo che avete letto in precedenza è stato sicuramente falsificato da qualche prete, che visto la stretta somiglianza con gli eventi descritti nei Vangeli, ha deciso di renderlo meno in linea con I testi religiosi cristiani.

Infatti in un altro passo di Guerre Giudaiche leggiamo che solo Simone fu imbarcato a Cesarea e destinato per il trionfo a Roma:

Libro VII:36 Quando Cesare fu di ritorno a Cesarea sul mare, gli venne portato in catene Simone, ed egli diede ordine di riservarlo per il trionfo che si apprestava a celebrare a Roma.

Vespasiano quindi, decise di liberare come nel Gittin 56 a-b Giovanni e decise di giustiziare invece Simone.
Vespasiano storicamente sostituisce il Pilato dei Vangeli e Giovanni venne liberato: la sua tomba la troviamo di fatti non a Roma ma a Tiberiade.

Anche il passo che segue è stato falsificato da qualche prete, perchè in origine il passo era un forte richiamo al Gesù e alla liberazione di Barabba dei Vangeli:

Libro VI:434 Questi fu riservato all'esecuzione capitale in occasione del trionfo, mentre Giovanni fu condannato l carcere a vita. I romani, infine, incendiarono le estreme propaggini della città e spianarono le mura.

Il passo è stato falsificato perchè in quel periodo le leggi romane non prevedevano il carcere a vita a spese dello stato. Inoltre Flavio Giuseppe aveva promesso in pubblico a Giovanni il perdono dei romani, quindi questa fine di Giovanni è addirittura contraria alla volontà dello scrivente, quindi non è da ritenersi autentica.

MORTE E RESURREZIONE

Esattamente come a Gesù, nelle fonti ebraiche risulta che Yohannan ben Zakkai:

1) Alcuni capi e sacerdoti del Tempio lo volevano uccidere.

2) Muore risorge.

3) I testimoni diretti di questa resurrezione sono Simone il bariona ( Abba Sikra), Lazzaro figlio d'Ircano (il  discepolo prediletto di Zakkai), Gesù figlio di Anania e Giovanni (il protagonista principale). Come potete vedere sono gli stessi nomi delle persone che si recarono al sepolcro del Gesù evangelico e lo trovarono vuoto. La differenza sostanziale è che nei Vangeli il protagonista principale è Gesù e non Giovanni e Lazzaro, amico intimo di Gesù, viene sostituito dalla sorella Maria di Magdala/Betanea.

3) Giovanni appare innanzi a Vespasiano che manderà suo figlio Tito a distruggere il Tempio di Gerusalemme. Similmente Gesù nel Vangelo di Gamaliele appare innanzi Pilato, che pentito di averlo giustiziato, attacca e distrugge il Tempio di Gerusalemme.

4) Giovanni farà uscire da Gerusalemme tramite Vespasiano Gamaliel, esatammente come accade nel Vangelo di Gamaliele, dove Pilato farà uscire da Gerusalemme Gamaliel per poi portarlo nella tomba di Gesù.

5) Gli ebrei affermano che il Tempio di Gerusallemme cadde a causa di Giovanni, mentre I Cristiani affermano che il Tempio cadde a causa di Gesù.

Come potete constatare di persona, le dinamiche e I personaggi sono dunque in linea con I Vangeli cristiani, soprattutto abbiamo una corrispondenza impressionante con il Vangelo di Gamaliele.

La fonte ebraica di riferimento è:

Talmud Bavli, trattato Ghittin, traduzione a cura di Ralph Anzarouth

http://www.anzarouth.com/2008/08/talmud-ghittin-55-57.html

Come avrete notato, la fonte ebraica mette come contorno a questa morte e resurrezione, uno dei più ricchi capi di Gerusalemme, Nicodemo figlio di Gorion, che troviamo nella stessa maniera, come un benefattore nei Vangeli e come contorno nella morte Gesù:

38Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39Vi andò anche Nicodèmo - quello che in precedenza era andato da lui di notte - e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. 40Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura.

Tuttavia manca nella fonte Giuseppe D'Arimatea, che stando al Vangelo di Gamaliele era un sacerdote amico di Pilato, che chiese a quest'ultimo di poter prendere il corpo di Gesù dopo la sua apparente morte.

Chi poteva essere costui?

Dalle mie indagini emerge che fosse proprio Giuseppe Flavio, ex sacerdote e a suo dire amico intimo dI Tito.Sarà proprio lui, secondo la sua opera Guerre Giudaiche, dopo la morte e resurrezione di Giovanni, a chiederne, come promesso, la sua liberazione:

Libro VI:103 Eppure, Giovanni, non soltanto è bello pentirsi delle proprie colpe, sia pure all'ultimo momento, ma se tu volessi risparmiare alla patria la rovina avresti un magnifico esempio da seguire, quello di Ieconia RE DEI GIUDEI.
Libro VI:104 Quando per causa sua l'esercito babilonese gli mosse guerra, egli, prima che la città fosse espugnata, ne venne fuori senza che alcuno lo costringesse e preferì affrontare volontariamente la schiavitù insieme con la sua famiglia piuttosto che consegnare ai nemici questi luoghi santi e vedere la casa del Dio in
preda alle fiamme.
Libro VI:105 Per questo tutti i giudei lo esaltano nella loro storia sacra e il ricordo sempre fresco presso i posteri
attraverso i secoli lo rende immortale.
Libro VI:106 Un magnifico esempio, Giovanni, anche se per seguirlo dovessi affrontare qualche pericolo; io,
comunque, ti assicuro anche il perdono dei romani,
Libro VI:107 e poiché si deve badare chi è a dare un consiglio e da dove viene, ricordati che è un connazionale ad esortarti, che sono un giudeo io che ti do questa assicurazione. Preferirei morire anziché trasformarmi in uno di quegli schiavi abbietti che rinnegano la loro stirpe e si dimenticano della patria.

Per il resto storicamente Giovanni fa la stessa fine di Gesù secondo la tradizione gnostica e islamica e cioè sopravvisse e al posto suo venne giustiziato Simone ( bar ghiora) che si travestì, per confondere I romani, da "Re dei Giudei":

Libro VII:29 Allora Simone, credendo di poter ingannare i romani spaventandoli, si avvolse in tunichette bianche e, fermatovi sopra con una spilla un mantello purpureo, venne fuori dalla terra nel luogo dove prima sorgeva il tempio.
Libro VII:30 Sulle prime chi lo vide fu preso dalla paura e rimase immobile, ma poi gli si avvicinarono e gli chiesero chi fosse.
Libro VII:31 Simone non glielo rivelò, ma si fece chiamare il comandante; quelli andarono di corsa e ben presto
arrivò Terenzio Rufo, che era stato lasciato a capo del presidio. Questi, dopo aver sentito da Simone tutta la verità, lo fece mettere in catene e inviò a Cesare la notizia della sua cattura.

Alla fine della Gittin 56 a-b fa la sua comparsa anche Aquila ( Onkelos), che appare nelle fonti cristiane sia in Atti che nelle Omelie pseudo clementine.

LA DISCESA DI GESÙ NEGLI INFERI DOPO LA MORTE

Secondo le varie fonti cristiane, Gesù dopo la morte è sceso negli inferi per riscattare Adamo,Eva, i saggi e i profeti ecc.
Allego tutti i link utili per chi volesse approfondire l'argomento:

https://it.cathopedia.org/wiki/Discesa_di_Ges%C3%B9_agli_inferi

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Discesa_di_Cristo_agli_inferi

http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p122a5p1_it.htm

Sebbene molti ebrei credono ancora al fatto che il vero Messia debba ancora venire, le loro fonti non parlano affatto di un certo Gesù e della sua ipotetica discesa negli Inferi.
Tuttavia ammettono che solo una persona in quel periodo aveva le potenzialità di fare questa discesa negli inferi nelle stesse modalità del Gesù evangelico e costui era Yohannan ben Zakkai:

Prima della sua scomparsa il rabbino Yochanan ben Zakkai gridò e disse ai suoi studenti che era preoccupato perché c'erano due sentieri davanti a lui, uno a Gan Eden e uno a Gehinum e non era sicuro dove sarebbe stato guidato. I grandi Tzadikim dopo il loro passaggio sono spesso guidati attraverso Gehinum, così sulla loro strada possono sollevare anime cadute e possono continuare a servire Hashem anche dopo la loro morte. Questo è un compito molto intenso e spaventoso anche per il grande Tzadikim, quindi il rabbino Yochanan ben Zakkai era preoccupato di passare attraverso Gehinum. D'altra parte, se fosse condotto direttamente a Gan Eden, sarebbe anche un problema poiché sarebbe un segno che non era al livello di passaggio attraverso Gehuminum per sollevare le anime cadute. [2]

Badate bene: gli ebrei non credevano agli inferi ma al Gehinum il luogo dove si trova la geènna.

GESÙ GIUDICHERÀ ASSIEME I SUOI APOSTOLI LE 12 TRIBÙ D'ISRAELE:

Dal Vangelo di Matteo al cap.19 leggiamo:

27Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». 28E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele.

Anche questo passo enfatizza quello che nella realtà ha fatto Yohannan ben Zakkai: infatti fu proprio costui che dopo aver causato la caduta del Tempii di Gerusalemme, costruì ha Yabne il suo Tempio che aveva tra l'atro anche le funzioni del Sinedrio.
Giovanni divenne di fatto il capo del Sinedrio (Nasi) e giudicò assieme le persone a lui vicine le 12 tribù d'Israele.

LE APPARIZIONI

Nel finale dei vangeli si parla che dopo la presunta morte di Gesù, egli fece la sua ultima apparizione nei pressi del lago di Tiberiade:

Vangelo di Giovanni cap.27 v.1

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade.

Nello stesso modo anche Giovanni, dopo la sua presunta morte e resurrezione, visse gli ultimi anni della sua vita nei pressi del lago di Tiberiade.
A testimonianza di ciò esiste tutt'ora a Tiberiade la sua tomba.

Per approfondire:

http://www.jewishencyclopedia.com/articles/8724-johanan-b-zakkai

lunedì 25 febbraio 2019

GAMALIELE ERA CRISTIANO? INDAGINE STORICA

Come ho già dimostrato per il rabbino Gesù figlio di Anania, chiamato anche semplicemente Anania dalle fonti cristiane, anche Gamaliele risulta nelle fonti cristiane un seguace simpatizzante di Gesù, mentre nelle fonti storiche e giudaiche risulta amico intimo e seguace di Giovanni di Giscala ( Yohannan ben Zakkai).

PREMESSA

Hillel era il maestro di Gamaliel e Yohannan ben Zakkai.

Gamaliel aveva un figlio di nome Simone che era compagno di studi di Paolo di Tarso.

Incominciamo ad esaminare dove appare Gamaliele nel Nuovo Testamento:

1. IN ATTI APPARE COME MAESTRO DI PAOLO DI TARSO.

1«Fratelli e padri, ascoltate ora la mia difesa davanti a voi». 2Quando sentirono che parlava loro in lingua ebraica, fecero ancora più silenzio. Ed egli continuò: 3«Io sono un Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia, ma educato in questa città, formato alla scuola di Gamalielenell'osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio…

2) SEMPRE IN ATTI apprendiamo che grazie a Gamaliel, Simone barjona, Giovanni e altri apostoli furono  liberati, nonostante l'opposizione del sommo sacerdote Anano.

Atti 5:27 Dopo averli portati via, li presentarono al sinedrio; e il sommo sacerdote [Anano] li interrogò,
Atti 5:28 dicendo: «Non vi abbiamo forse espressamente vietato di insegnare nel nome di costui? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina, e volete far ricadere su di noi il sangue di quell'uomo».

Atti 5:29 Ma [Simone detto] Pietro e gli altri apostoli risposero: «Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini.
…….

Atti 5:33 Ma essi, udendo queste cose fremevano d'ira, e si proponevano di ucciderli.
Atti 5:34 Ma un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della legge, onorato da tutto il popolo, alzatosi in piedi nel sinedrio, comandò che gli apostoli venissero un momento allontanati.
Atti 5:35 Poi disse loro: «Uomini d'Israele, badate bene a quello che state per fare circa questi uomini.
Atti 5:36 Poiché, prima d'ora, sorse Teuda, dicendo di essere qualcuno; presso di lui si raccolsero circa quattrocento uomini; egli fu ucciso, e tutti quelli che gli avevano dato ascolto furono dispersi e ridotti a nulla.
Atti 5:37 Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, ai giorni del censimento, e si trascinò dietro della gente; anch'egli perì, e tutti quelli che gli avevano dato ascolto furono dispersi.
Atti 5:38 E ora vi dico: tenetevi lontani da loro, e ritiratevi da questi uomini; perché, se questo disegno o quest'opera è dagli uomini, sarà distrutta;
Atti 5:39 ma se è da Dio, voi non potrete distruggerli, se non volete trovarvi a combattere anche contro Dio».

Atti 5:40 Essi furono da lui convinti…e furono liberati.

Passando adesso alla storia, vi propongo un passo molto simile, che oltre a dimostrare che i Gamaliel fossero nella realtà legati da “una lunga e profonda amicizia" con Giovanni di Giscala, mette in risalto anche Simone suo fratello. Il passo è tratto dall'autobiografia di Flavio Giuseppe e come abbiamo visto in Atti, anche qui SIMONE parla con “I membri del sinedrio”, viene ostacolato da Anano e appoggiato da un Gamaliel, ma non per la gloria di Gesù ma di Giovanni:
 [189] Intanto montava vieppiù contro di me l'odio di Giovanni figlio di Levi, che si tormentava per il mio successo. Deciso dunque a sbarazzarsi di me a ogni costo, fece costruire le mura di Giscala, sua città d'origine,
[190] e mandò SUO FRATELLO Simone, con Gionata figlio di Sisenna e cento uomini armati, a Gerusalemme, da Simone figlio di Gamaliel, per esortarlo a convincere il governo di Gerusalemme a sollevarmi dal comando delle operazioni di Galilea e ad affidarne ufficialmente la responsabilità a lui.
[191] Questo Simone era un cittadino di Gerusalemme, di famiglia assai illustre, appartenente alla cerchia dei Farisei, i quali hanno fama di superare chiunque nell'esatta interpretazione delle patrie leggi.
[192] Era un uomo dotato di grande intelligenza e discernimento, che aveva la capacità di ristabilire, con un colpo d'ingegno, anche le situazioni più compromesse; LEGATO A GIOVANNI DA LUNGA E PROFONDA AMICIZIA, era allora di ben diversa predisposizione nei miei confronti.

[193] Accolta dunque la richiesta, tentò di convincere i sommi sacerdoti Anano e Gesù figlio di Gamala, e pure alcuni altri della medesima fazione, a stroncarmi subito, e a non permettere che salissi al culmine della fama, dicendo che sarebbe stato nel loro interesse rimuovermi dalla Galilea. Esortava poi Anano e i suoi a non indugiare, nel timore che, se fossi stato anticipatamente avvertito, potessi assalire la città di Gerusalemme con un grande esercito.
[194] Questo era quanto Simone suggeriva; ma il sommo sacerdote Anano dichiarò che la cosa non era così facile, dal momento che parecchi sommi sacerdoti e diversi capi del popolo testimoniavano che ero un valente comandante: mettere sotto accusa un uomo contro il quale non si poteva produrre legittimamente alcunché era un'autentica leggerezza.


[195] Come Simone ebbe udito la replica di Anano, chiese agli inviati di mantenere il segreto e di non divulgare le parole dei sacerdoti; asserì che ci avrebbe pensato lui stesso, a farmi rimuovere al più presto dalla Galilea. Fatto poi chiamare il fratello di Giovanni (Simone), stabilì che inviasse dei doni ad Anano e ai suoi seguaci; in questo modo, disse, li avrebbe persuasi a cambiare in fretta parere.
[196] Così, alla fine, Simone raggiunse ciò che si era prefissato; infatti Anano e il suo gruppo, corrotti dal denaro, concordarono di allontanarmi dalla Galilea, senza che nessun altro in città ne fosse a conoscenza. Avevano pertanto deciso di inviare degli uomini di differente estrazione sociale, ma di retroterra culturale simile.

Non esiste nessun altro passo storico in linea con gli Atti, tuttavia in questi emergono delle falsicazioni: Teuda non venne prima di Giuda il Galileo e Giovanni in altre parti  risulta che “cercava con ogni mezzo di convincere I suoi seguaci di non ribellarsi ai romani". A prova di ciò ricordo che quando arrivarono I romani a Giscala,  Giovanni “pur non rispettando il Sabato" scappò via a Gerusalemme “seguito anche da donne e bambini" ( caratteristiche identiche al Gesù evangelico), evitando di fatto ogni scontro con I romani. Le stesse fonti ebraiche ribadiscono che Giovanni voleva la resa di Gerusalemme, ma non fu ascoltato.
Ciò va ribadito per sottolineare il fatto che  Giovanni non interessava combattere contro I romani e il fatto che nelle fonti appaia come colui volesse spodestare Giuseppe Flavio dalla Galilea per essere lui il capo supremo della difesa contro I romani, è molto probabilmente una falsificazione.
Le ragioni storiche che allontanarono gli ebrei da Giovanni, le troviamo in Guerre Giudaiche, dove viene sottolineato il fatto che lui si comportava come un re nemico nei confronti degli ebrei e non nei confronti dei romani:
Libro IV:389 - 7, 1. Giovanni, che ormai aspirava a un dominio di carattere personale, era insofferente di aver dignità uguale a quella dei suoi pari e, attirando a sé un po' alla volta alcuni dei più facinorosi, si estraniò dal gruppo di potere.
Libro IV:390 Egli contravveniva sempre agli ordini emanati dagli altri mentre imponeva inflessibilmente il rispetto di quelli emanati da lui, e fu chiaro che pensava a farsi padrone assoluto
Libro IV:393 ma grande rimase, anche il numero degli avversari. Fra questi si faceva sentire l'invidia, perché
non sopportavano di dover ubbidienza a chi prima era un loro pari, ma fu soprattutto la preoccupazione di evitare l'instaurarsi di un regime monarchico ad allontanarli da Giovanni;
Libro IV:394 una volta impadronitosi del potere non sarebbe stato facile abbatterlo, ed essi avrebbero avuto
contro di sé un motivo di avversione nell'averlo osteggiato al principio. Perciò ognuno preferiva affrontare i rischi
di una lotta anziché piegare volontariamente la schiena e fare la fine di uno schiavo.
Libro IV:395 Tale fu l'origine della spaccatura fra le due fazioni, e Giovanni nei confronti dei suoi avversari prese
a comportarsi come un re nemico.

Nello stesso modo anche in Gittin 56 a gli ebrei attestano:
I saggi pensarono allora di uccidere [Giovanni].
C'è chi pensa che I vangeli ingiustamente diano la colpa agli ebrei, perché loro volevano mettere a morte il Cristo, ma stando alle stesse fonti ebraiche le cose andarono proprio cosi e la biografia di Giovanni è perfettamente in linea con I Vangeli e le fonti storiche.
Le stesse fonti ebraiche dichiarano che “Giovanni sia vissuto circa 120 anni (40 A.C. / 80 D.C.), abbia fatto il costruttore/carpentiere studiando la Torah nei primi anni della sua vita e che la sua attività pubblica sia incominciata circa nel 30 D.C.”, persino questi elementi sono in linea con il Cristo Evangelico.
I dati che emergono dalla biografia di Giovanni sono perfettamente in linea con il Cristo evangelico, le congruenze sono davvero tante e queste non sono le uniche.
Dopo questa piccola parentesi torniamo a Gamaliele e alla sua discendenza.
Nelle fonti ebraiche, viene sempre rimarcato il fatto che I Gamaliel rimasero uniti ai discepoli non di Gesù, ma di Giovanni:
I rabbini Gamaliel, Joshua, Eleazar b. Azaria e Akiba erano predicatori a Roma. - Exod. Rabba 30.
Ricordo che Akiba e  Joshua ben Anania furono I maestri dei fondatori del Cristianesimo a Roma: Aquila e Clemente Romano.
Eppure stando alla tradizione cristiana Gamaliel era vicino a Gesù, a tal punto che esiste un vangelo apocrifico attribuito in maniera pseudoepigrafa a Gamaliele:

https://mikeplato.myblog.it/2017/02/23/il-vangelo-di-gamaliele/

In questo Vangelo emergono delle cose interessanti, come I segni del cielo e la luce che accompagnava la resurrezione e la presenza del Cristo:

[3] Mi rammaricavo, infatti, per lui avendo alzato la mano contro di lui: fondandomi sui segni verificatisi in cielo e in terra sull’albero della croce, quand’egli morì, pensavo: è forse egli il figlio di Dio?
[4] Lo vidi affianco a me! Il suo splendore superava quello del sole e tutta la città ne era illuminata, ad eccezione della sinagoga degli Ebrei.
[6] Io sono il Gesù che morì sull’albero della croce e io sono il Gesù che oggi è risorto dai morti. Questa luce che tu ora vedi è la gloria della mia risurrezione che irradia di gioia il mondo tutto.
[7] Contempla questo miracolo: lo splendore che irradia sulla terra supera quello del sole, affinché tu comprenda che sono risorto dai morti.
[9] Sii forte, Pilato, per essere illuminato dallo splendore della mia risurrezione che gli Ebrei negheranno””.
[11, 1] E il morto gli rispose: “Non hai visto, mio signore, il grande splendore? Esso irradiava perché, mentre tu pregavi, il Signore Gesù era con me.

Quando vennero registrati nella realtà questi fenomeni?
Tutte le fonti storiche  parlano nel periodo della guerra, inclusa la promessa di Gesù che sarebbe venuto a distruggere il tempio con carri da guerra provenienti dal cielo.

FLAVIO GIUSEPPE IN GUERRE GIUDAICHE
13. S'eran verificati dei prodigi; prodigi che quel popolo, schiavo della superstizione ma avverso alle pratiche religiose, non ha il potere di scongiurare, con sacrifici e preghiere. Si videro in cielo scontri di eserciti e sfolgorio di armi e, per improvviso ardere di nubi, illuminarsi il tempio. S'aprirono di colpo le porte del santuario e fu udita una voce sovrumana annunciare: «Gli dèi se ne vanno!» e intanto s'avvertì un gran movimento, come di esseri che partono. Ma pochi ricavavano motivi di paura; valeva per i più la convinzione profonda di quanto contenuto negli antichi scritti dei sacerdoti, che proprio in quel tempo l'Oriente avrebbe mostrato la sua forza e uomini venuti dalla Giudea si sarebbero impadroniti del mondo. Questa oscura profezia annunciava Vespasiano e Tito, ma il volgo, come sempre sollecitato dalla propria attesa, incapace di fare i conti con la realtà anche nei momenti più difficili, interpretava a suo favore un destino così glorioso.
 Libro VI:288 - 5, 3. Così il Popolo fu allora abbindolato da ciarlatani e da falsi profeti, senza più badare né prestar fede ai segni manifesti che preannunziavano l'imminente rovina. Quasi fossero stati frastornati dal tuono e accecati negli occhi e nella mente, non compresero gli ammonimenti del Dio,
Libro VI:289 come quando sulla città apparvero un astro a forma di spada e una cometa che durò un anno,
Libro VI:290 o come quando, prima che scoppiassero la ribellione e la guerra, essendosi il popolo radunato per la festa degli Azzimi nell'ottavo giorno del mese di Xanthico, all'ora nona della notte l'altare e il tempio furono circonfusi da un tale splendore, che sembrava di essere in pieno giorno, e il fenomeno durò per mezz'ora:
Libro VI:291 agli inesperti sembrò di buon augurio, ma dai sacri scribi fu subito interpretato in conformità di ciò che accadde dopo.
Libro VI:292 Durante la stessa festa, una vacca che un tale menava al sacrificio partorì un agnello in mezzo al sacro recinto;
Libro VI:293 inoltre, la porta orientale del tempio, quella che era di bronzo e assai massiccia, sì che la sera a fatica venti uomini riuscivano a chiuderla, e veniva sprangata con sbarre legate in ferro e aveva dei paletti che si
conficcavano assai profondamente nella soglia costituita da un blocco tutto d'un pezzo, all'ora sesta della notte fu vista aprirsi da sola.
Libro VI:294 Le guardie del santuario corsero a informare il comandante, che salì al tempio e a stento riuscì a farla richiudere.
 Libro VI:295 Ancora una volta questo parve agli ignari un sicurissimo segno di buon augurio, come se il Dio
avesse spalancato a loro la porta delle sue grazie; ma gli intenditori compresero che la sicurezza del santuario era finita di per sé e che l'aprirsi della porta rappresentava un dono per i nemici, e pertanto interpretarono in cuor loro il prodigio come preannunzio di rovina.
Libro VI:296 Non molti giorni dopo la festa, il ventuno del mese di Artemisio, apparve una visione miracolosa cui si stenterebbe a prestar fede;
Libro VI:297 e in realtà, io credo che ciò che sto per raccontare potrebbe apparire una favola, se non avesse da una parte il sostegno dei testimoni oculari, dall'altra la conferma delle sventure che seguirono.
Libro VI:298 Prima che il sole tramontasse, si videro in cielo su tutta la regione carri da guerra e schiere di armati che sbucavano dalle nuvole e circondavano le città. Inoltre, alla festa che si chiama la Pentecoste,
Libro VI:299 i sacerdoti che erano entrati di notte nel tempio interno per celebrarvi i soliti riti riferirono di aver prima sentito una scossa e un colpo, e poi un insieme di voci che dicevano: “Da questo luogo noi ce ne andiamo”.

TACITO
13. S'eran verificati dei prodigi; prodigi che quel popolo, schiavo della superstizione ma avverso alle pratiche religiose, non ha il potere di scongiurare, con sacrifici e preghiere. Si videro in cielo scontri di eserciti e sfolgorio di armi e, per improvviso ardere di nubi, illuminarsi il tempio. S'aprirono di colpo le porte del santuario e fu udita una voce sovrumana annunciare: «Gli dèi se ne vanno!» e intanto s'avvertì un gran movimento, come di esseri che partono. Ma pochi ricavavano motivi di paura; valeva per i più la convinzione profonda di quanto contenuto negli antichi scritti dei sacerdoti, che proprio in quel tempo l'Oriente avrebbe mostrato la sua forza e uomini venuti dalla Giudea si sarebbero impadroniti del mondo. Questa oscura profezia annunciava Vespasiano e Tito, ma il volgo, come sempre sollecitato dalla propria attesa, incapace di fare i conti con la realtà anche nei momenti più difficili, interpretava a suo favore un destino così glorioso.

TALMUD
Il Talmud di Gerusalemme afferma che Yohannan ben Zakkay, al vedere queste cose e soprattutto vedendo le porte del Tempio aprirsi da sole, ne profetizzò, come a Gesù, la sua caduta:
“Disse Rabban Yohanan Ben Zakkai al Tempio, ‘O Tempio, perché ci spaventi? Sappiamo che tu finirai distrutto. Per questo è stato detto,’ Apri le tue porte, O Libano, che l’incendio possa divorare i tuoi cedri ‘”(Zaccaria 11:1)’ (Sota 6:3).

NUOVO TESTAMENTO
In Marco cap. 13 Gesù descrive come riconoscere la presenza del figlio dell'uomo:
26Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo.

Nello stesso tempo Gesù promise che avrebbe distrutto il Tempio e Marco nel cap.14 descrive come:

58«Lo abbiamo udito mentre diceva: «Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d'uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d'uomo»». 59Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. 60Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». 61Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». 62Gesù rispose: «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell'uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo».

E' chiaro che per gli ebrei, il Messia tanto atteso doveva distrugge e ricostruire il Tempio.

Sempre nel Nuovo Testamento, Gesù come Yoahannan ben Zakkay, profetizza la caduta del Tempio:

1Mentre usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». 2Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta».

Oggettivamente la storia attesta che che la causa della caduta del Tempio e il protagonista di tutti questi eventi, non fu Gesù ma Giovanni di Giscala ( Yohannan ben Zakkai). E' chiaro che Giovanni di Giscala fosse nella realtà il Cristo delle profezie e che fu soprannominato Gesù nei Vangeli.
Come tutti I miei articoli, lascio la ciliegina sulla torta sempre per ultimo.

Proseguendo la lettura del Vangelo di Gamaliele leggiamo:

[6] Attestazione di Gamaliele. Io, Gamaliel, in questa occasione ho seguito il popolo con il padre Giuseppe e Nicodemo.
[7] Gli apostoli temevano di avvicinarsi alla tomba e non sapevano quanto era accaduto. Per paura degli Ebrei, infatti, si erano dispersi nei luoghi più diversi.
[8] Ma io, Gamaliel, andai con tutto il popolo per vedere quanto era accaduto nella tomba del nostro Signore Gesù.
[9] Pilato e tutto il popolo ritornarono assieme in città… a causa della sua risurrezione dai morti, mentre Pilato portava in mano le bende di lino.
[10] Tutto il popolo, quelli della regione di Samaria e i pagani volevano vederle.
[11] Recatosi al palazzo del sommo pontefice, Pilato  DEVASTÒ LA SINAGOGA e il popolo saccheggiò tutto quanto essi possedevano.
IL Vangelo conclude con PILATO CHE DISTRUGGE IL TEMPIO!?!?

COME È POSSIBILE?

Questo non è un errore ma una falsificazione a mio giudizio posteriore alle redazione del Vangelo!
Sappiamo che il Tempio fu distrutto da Vespasiano tramite suo figlio Tito.
Nel Talmud viene ribadito ciò, in seguito alla (falsa, così appare) morte e risurrezione non di Gesù, ma di Yohannan ben Zakkai:

http://www.anzarouth.com/2008/08/talmud-ghittin-55-57.html


In questa fonte oltre a comparire il ricco Nicodemo nel contesto della morte e risurrezione di Giovanni, appare senza ombra di dubbio, che il SALVATORE ( da cui deriva Gesù) della famiglia Gamaliel era Yoahannan ben Zakkai:
" [Vespasiano] obiettò: "Anch'io ho già ribattuto [a quella tua risposta!]" E aggiunse: "Io me ne vado e manderò qui un altro [al mio posto]. Fammi una richiesta, e l'esaudirò." Gli disse [Giovanni]: "Concedimi Yavne e i suoi saggi; e la dinastia di Rabban Gamliel [per salvare la discendenza del re David (Rashi)].
Nel Talmud tuttavia, non appare il ricco Giuseppe d'Arimatea, colui che contrattò non con Pilato, come dicono I Vangeli, ma con Tito Vespasiano.
Chi poteva essere storicamente questo mediatore di nome Giuseppe, che nel Vangelo di Gamaliele viene chiamato “padre Giuseppe" e cioè il sacerdote Giuseppe?
Chi era Giuseppe d'Arimatea nella storia?

Esiste un sacerdote di nome Giuseppe che ha mediato effetivamente per Giovanni di Giscala dopo la sua morte e risurrezione?

La risposta la troviamo in GUERRE GIUDAICHE:
Libro VI:103 Eppure, Giovanni, non soltanto è bello pentirsi delle proprie colpe, sia pure all'ultimo momento, ma
se tu volessi risparmiare alla patria la rovina avresti un magnifico esempio da seguire, quello di Ieconia re dei giudei.
Libro VI:104 Quando per causa sua l'esercito babilonese gli mosse guerra, egli, prima che la città fosse espugnata, ne venne fuori senza che alcuno lo costringesse e preferì affrontare volontariamente la schiavitù insieme con la sua famiglia piuttosto che consegnare ai nemici questi luoghi santi e vedere la casa del Dio in preda alle fiamme.
Libro VI:105 Per questo tutti i giudei lo esaltano nella loro storia sacra e il ricordo sempre fresco presso i posteri attraverso i secoli lo rende immortale.
Libro VI:106 Un magnifico esempio, Giovanni, anche se per seguirlo dovessi affrontare qualche pericolo; io, comunque, ti assicuro anche il perdono dei romani…

Giuseppe d'Arimatea era dunque storicamente l'ex sacerdote Giuseppe bar Mattia, autore di Guerre Giudaiche e intimo amico di Tito. Visto la sua promessa in pubblico, sicuramente fu lui a mediare la salvezza di Giovanni con Tito, dopo la sua “simulata per gli ebrei" morte risurrezione.

NOTE

Alcuni contenuti sono tratti dal sito www.anzarouth.com : Talmud Bavli, trattato Ghittin, traduzione a cura di Ralph Anzarouth

http://www.anzarouth.com/2008/08/talmud-ghittin-55-57.html


lunedì 21 gennaio 2019

I FONDATORI DEL CRISTIANESIMO A ROMA

Nel Nuovo Testamento non abbiamo alcuna prova concreta che attesti che Pietro sia mai giunto Roma. Molti mettono seiamente in dubbio il fatto che sia veramente lui il primo Papa di Roma e in questa ricerca, indagheremo circa le origini del Cristianesimo a Roma,  mettendo da parte la secolare classica tradizione della Chiesa che vuole Pietro e Paolo come primi fondatori della Chiesa di Roma.
Incominciamo la ricerca esaminando un dei passi storici più antichi attinenti all'origine del cristianesimo; Svetonio in Vita dei Claudii, 23.4  attesta:

"Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantes Roma expulit".

La traduzione in italiano è: "Espulse da Roma i Giudei che per istigazione di Cresto erano continua causa di disordine “.

“Per alcuni contestatori, Cristo non poteva esistere nel 54 D.C. circa sotto a Claudio e per giunta a Roma, quindi identificano questo Cresto, con un altra persona, che nulla aveva a che fare con il Cristianesimo.Tuttavia a  Roma in quel periodo c'era una sola persona che si spacciava per il Cristo e ciò lo troviamo scritto negli Atti di Pietro, negli Atti di Pietro e Paolo, nelle pseudo Clementine e in maniera più esplicita nelle opere di Giustino che scrive in maniera inequivocabile:
"Simone si trasferì a Roma sotto l’imperatore Claudio dove…Aiutato dai demoni fece prodigi di magia: Fu preso per un dio e, come Dio, gli fu eretta una statua nell’isola tiberina…" (Giustino, Apol.1,26).
Come avrete già capito, era il primo maestro protognostico Simon Mago ad essere a Roma in quel periodo, che professando il suo Cristianesimo, la più antica forma di Cristianesimo, si definiva il Cristo o addirittura un Dio.
Altre fonti tuttavia asseriscono che in quel periodo a Roma ci fosse Paolo di Tarso,  anche se scettici ribadiscono che la biografia e I posti visitati da Paolo, coincidono in maniera speculare con I posti visitati da Simon Mago, a tal punto che molti, viste le numerose coincidenze che emergono tra i due, ipotizzano che Paolo e Simon Mago siano nella realtà la stessa persona.
Considerando poi che le lettere di Paolo siano arrivate a Roma con Marcione nel 140 D.C.,  storicamente abbiamo prove scritte che attestano cronologicamente prima l'esistenza di Simon Mago e poi di Paolo.
Anzi a dirla propria tutta, c'è un preciso punto storico dove qualcuno ha valuto sovrapporre le due figure, probabilmente per eclissare la scomoda figura di Simon Mago e il passo a cui mi riferisco lo troverete sia nelle opere di Giuseppe Flavio che nel Nuovo Testamento.

Il passo che troviamo in Antichità Giudaiche parla proprio di Simon Mago, detto Atomo, in cui viene specificato che in quel periodo si trovasse a Cipro:

Nel tempo in cui Felice era procuratore della Giudea, la osservò: era infatti più bella di tutte le donne e nacque una passione per lei. Le mandò uno dei suoi amici, un Giudeo cipriota Simone detto Atomo, che si faceva passare per mago, per convincerla ad abbandonare il marito e sposare Felice. Felice le prometteva di renderla estremamente felice, purché lei non lo respingesse.(Antichità Giudaiche 20:142)
Lo stesso passo lo troviamo in Atti, che ambienta la vicenda sempre a Cipro ma censurando il vero nome del mago, cambiandolo con Elimas :
Bàrnaba e Saulo nell'isola di Cipro4Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, scesero a Selèucia e di qui salparono per Cipro. 5Giunti a Salamina, cominciarono ad annunciare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei, avendo con sé anche Giovanni come aiutante. 6Attraversata tutta l'isola fino a Pafo, vi trovarono un tale, mago e falso profeta giudeo, di nome Bar-Iesus, 7al seguito del proconsole Sergio Paolo, uomo saggio, che aveva fatto chiamare a sé Bàrnaba e Saulo e desiderava ascoltare la parola di Dio. 8Ma Elimas, il mago - ciò infatti significa il suo nome -, faceva loro opposizione, cercando di distogliere il proconsole dalla fede. 9Allora Saulo, detto anche Paolo, colmato di Spirito Santo, fissò gli occhi su di lui 10e disse: «Uomo pieno di ogni frode e di ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, quando cesserai di sconvolgere le vie diritte del Signore? 11Ed ecco, dunque, la mano del Signore è sopra di te: sarai cieco e per un certo tempo non vedrai il sole». Di colpo piombarono su di lui oscurità e tenebra, e brancolando cercava chi lo guidasse per mano. 12Quando vide l'accaduto, il proconsole credette, colpito dall'insegnamento del Signore.

Per rimanere in linea con la testimonianza storica di Giuseppe Flavio, aggiungiamo un passo che troviamo sempre in Atti ma al capitolo 24, dove Simon mago viene palesemente censurato e sostituito da Paolo:

24Dopo alcuni giorni, Felice arrivò in compagnia della moglie Drusilla, che era giudea; fece chiamare Paolo e lo ascoltava intorno alla fede in Cristo Gesù. 25Ma quando egli si mise a parlare di giustizia, di continenza e del giudizio futuro, Felice si spaventò e disse: «Per il momento puoi andare; ti farò chiamare quando ne avrò il tempo». 26Sperava frattanto che Paolo gli avrebbe dato del denaro; per questo abbastanza spesso lo faceva chiamare e conversava con lui.

E' interessante notare nelle Pseudo clementine, che precisamente dopo questa precisa circostanza si attesti che Saulo verrà chiamato con il nome Paolo e nella stessa maniera, Simon mago, viene soprannominato Elimas il mago.
Inoltre Simon mago  viene chiamato anche “Atomo” stando alla testimonianza dello storico Giuseppe Flavio e Atomo in greco colloquiale significa “piccolo” e in latino anche “paulus” o “paululus” hanno lo stesso significato.
E' evidente che qui i casi son due: o Paolo e Simon mago sono la stessa persona o qualcuno in passato, per cancellare i meriti al protognostico Simon mago, ha attribuito i suoi successi a Paolo di Tarso.
In ogni modo, quello che a noi interessa è sapere quindi chi fosse nella realtà l'uomo che portò il Cristianesimo a Roma.
Sebbene molti di noi abbiano letto da molti autori che lo gnosticismo prese piede in Egitto prima di altrove, da quello che emerge da questi studi, lo gnosticismo, contrariamente a quello che molti hanno sempre pensato, prese piede anche a Roma prima dell'ortodossia filopaolina, grazie proprio al primo maestro gnostico, Simon mago.
Nello stesso tempo, possiamo notare che il termine Cresto e Crestiani appare nelle  primi fonti storiche e venne sostituito, via via nel tempo, dal termine Cristo e Cristiani, nello stesso arco temporale della scomparsa progressiva dello gnosticismo.
Quindi alla luce di ciò, non è sbagliato pensare che molte cose furono costruite artificiosamente dai protordossi, per cancellare il primato a Roma dello Gnosticismo.
Ma le sorprese non finiscono qui!
Secondo alcune fonti, i successori diretti di Pietro a Roma furono i papi Lino e Clemente ( Ippolito di Roma, Catalogo Liberiano, Liber Pontificali, Ottato di Milevi, Agostino d'Ipponia).
Se consideriamo dunque l'ipotesi che sostiene che Pietro non sia mai arrivato a Roma, Lino e Clemente risultano quindi le prime due persone a ricoprire a Roma l'incarico di Papa della Chiesa.Per quanto riguarda Lino, la tradizione attesta che occupava il papato di Roma sostituendo all'occorrenza Pietro: in poche parole,quando Pietro andava via da Roma, quest'ultimo veniva sostituito da Lino.Ovviamente se Simone detto Pietro a Roma non vi era mai giunto, nella realtà non esisteva nemmeno un suo sostituto.Eppure la tradizione vuole che la tomba di Lino si trovi vicina a quella di Pietro. La questione merita un indagine più approfondita, che vada oltre ai testi della tradizione.Uscendo quindi fuori dalla tradizione scritta ed entrando per necessità nel campo dell'archeologia, devo farvi presente che da un manoscritto del Torrigio si evince che sul sarcofago di Lino c'erano altre lettere accanto alla parola Linus, così che il nome poteva essere un altro come Aquilinus e quindi Aquila, un personaggio importante che in Atti appare come un seguace importante di Paolo, mentre nelle Pseudo Clementine, viene fatto passare come un seguace di rilievo di Simon mago, anche se ad un certo punto ne prese le distanze.Questo va detto sempre per ribadire nuovamente che le biografie di Simon Mago e Paolo di Tarso, collimano anche quando si vanno a vedere i nomi dei loro seguaci più illustri, come in questo caso Aquila.
Aquila in molte fonti viene considerato come il nipote dell'imperatore Tito Flavio Vespasiano e quindi il fratello di Clemente Romano.
Per chi vuole scendere nei dettagli, ricordo che Vespasiano era il padre del conosciuto Tito Flavio Vespasiano ( che causò la caduta di Gerusalemme nel 70 D.C.)  e fratello di Tito Flavio Sabino, quest'ultimo era il padre sia di Clemente e sia di Aquila (quest'ultimo stando allo pseudo Clementine e alle fonti ebraiche).Avete capito bene, togliendo Pietro, a Roma i primi due Papi di Roma, risultano due fratelli, di sangue blu, nipoti di Tito. Anzi a dirla proprio tutta, Clemente romano, oltre ed essere stato considerato un papa dalla cristianità, nella sua biografia risulta addirittura che sia stato per un periodo un console romano.
Svetonio, oltre a confermare ciò, attesta anche I motivi che portarono Domiziano a decidere di condannare a morte Clemente, appena terminato il suo consolato, sulla base di un leggero sospetto di ateismo:
" Denique Flavium Clementem patruelem suum, contemptissimae inertiae... repente ex tenuissima suspicione tantum non in ipso eius consulatu interemit. "(Svetonio, Vita di Domiziano)

E ancora:

" Nello stesso anno Domiziano mandò a morte, con molti altri, Flavio Clemente, allora console, benché fosse suo cugino e avesse in moglie Flavia Domitilla, sua parente. Entrambi furono condannati per il delitto di ateismo. Secondo questi capi di accusa furono condannati molti altri, che avevano seguito i costumi giudaici: molti uccisi, altri puniti con la confisca dei beni; Domitilla fu solo esiliata a Pandateria."
(Epitome di Cassio Dione, Historia romana)

Anche seconodo un Martilogio Romano abbiamo una conferma in linea a quanto detto:
« A Roma, commemorazione di san Flavio Clemente, martire, che dall'imperatore Domiziano, di cui era stato collega nel consolato, fu ucciso con l’accusa di ateismo, ma in realtà per la sua fede in Cristo. »

E' importante riscontrare che Clemente morì accusato di Ateismo, la stessa accusa mossa nei confronti di Simon Mago da parte addirittura dei protortodossi cristiani.
Infatti nelle omelie pseudo clementine n. 50 nel Cap. XXXVII troviamo un passo intitolato "Spie mel campo del nemico", dove Pietro ordina ai suoi discepoli: "alcuni dei nostri frequentino simulatamente Simon Mago come se fossero suoi compagni, come se fossero persuasi dal suo più ATEO errore, in modo che possano apprendere il suo scopo...". Dal punto di vista teologico, Simon mago fu accusato di ateismo perchè lui stesso si considerava un Dio. Questa primissima forma di Cristianesimo, nacque con un interpretazione personale di alcuni passi del Vecchio Testamento da parte di Simon Mago, come ad esempio il passo presente in Genesi:"Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! 5Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». "
Con questo e altri passi Simon Mago dimostrava che si poteva davvero essere  come un Dio, così come viene descritto nei dettagli nelle Pseudo Clementine e fu soprattutto per questo motivo che Aquila si distaccò da lui.
Aquila ritenedolo un mortale, come tutti, non riusciva a considerarlo o a considerarsi un Dio e non riteneva onesto fingersi un Dio, chiedendo soldi alla gente dopo aver simulato miracoli o spettacoli dI magia.
In ogni modo Aquila dalle fonti ignorate dai più, risulta il personaggio più importante della chiesa di Roma, difatti nel Nuovo Testamento Paolo dichiara che " a lui deve la sua vita" e oltre a ciò Aquila risulta che abbia messo a disposizione "le sue propietà" per le riunioni dei primi cristiani.
A prova di ciò, per rimarcare l'importanza di Aquila,aggiungo che dopo il provvidimento di Caludio, Paolo parla con il personaggio più importante della chiesa romana, che attenzione non risulta Pietro ma bensì LINUS, diminutivo, come detto in precedenza dalle prove archeologiche, di AquiLINUS.
Infatti in Atti Paolo parla propio con lui:Dopo di ciò Paolo partì da Atene e venne a Corinto, dove trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, appena giunto dall’Italia con sua moglie Priscilla, perché Claudio aveva ordinato che tutti i Giudei se ne andassero da Roma. Paolo si reco da loro, e poiché erano dello stesso mestiere, prese alloggio presso di loro e lavorava: erano infatti fabbricanti di tende” (At 18,1-3).
Vorrei comunque ribadire ai Cristiani, che Aquila, sebbene risulti uno dei più importanti aiutanti di Paolo di Tarso, nelle fonti patristiche si deduce che in un'età sconosciuta si unì ai cristiani, ma in seguito li lasciò e divenne un proselita del giudaismo. Nella realtà questo espediente è servito per nascondere le vere origini del cristianesimo, infatti secondo Jerome era un discepolo del rabbino Akiba. Il Talmud afferma di aver terminato le sue traduzioni sotto l'influenza di R. Akiba e che i suoi altri insegnanti erano Eliezer ben Hyrcanus e Joshua ben Hananiah.
Costoro a loro volta erano I discepoli prediletti Yohannan ben Zakkai, infatti secondo il "Talmud", Yochanan aveva 6 discepoli (principali): Hanania Ben Dosa (Anania figlio di Dosa), Eliezer ben Hyrcanus (Lazzaro figlio di Ircano), Joshua ben Hananiah (Giosuè figlio di Anania[4]), Yosi (Iose, diminutivo di Giuseppe, Yosef in ebraico), Shiméon ben Nathanel (Simeone figlio di Nataniele/Natanaele) ed Eleazar ben Arakh (Eleazaro/Eleazzaro/Lazzaro figlio di Arakh).
Aquila siccome appare in molti fonti giudaiche, discepolo, non di Pietro e Paolo o di qualche Apostolo di Gesù, ma semmai dei diretti discepoli di Yohannan ben Zakkai (che Giuseppe Flavio chiama Giovanni di Giscala), lo hanno adombrato e spodestato ingiustamente da primo papa di Roma (considerando Pietro mai giunto a Roma) e al suo posto si sono inventati Linus, che di storico non ha nulla, ma risulta dalle prove archeologiche semplicemente un diminutivo di Aquilinus.
Per quanto riguarda Clemente Romano, secondo papa dopo aquiLINUS, anche lui dalle fonti ebraiche non risulta affatto discepolo di Pietro e Paolo o di qualche apostolo di Gesù. Ciò viene testimoniato da due brani relativi alla vicenda di Flavio Clemente tratti rispettivamente dal Talmud, Aboda Zara, 10b e da Debarim Rabba II

“Cesare, nemico dei Giudei, disse ai grandi del suo regno: Se uno ha un’ulcera ad un piede, bisogna amputare il piede e guarire o guardarlo e soffrire? Essi risposero: Bisogna amputare il piede e guarire. Katia bar Schalom replicò che non si poteva venire a capo dei Giudei, poiché è scritto che Dio li disperderà ai quattro angoli del mondo. Il re disse a Katia Bar Schalom: Tu hai ragione, ma contro il tuo re e chi trionfa sul suo re deve essere gettato nella geenna. Mentre lo portavano al supplizio, una matrona gli disse” Disgrazia al navigatore che leva l’ancora senza aver pagato l’imposta! Ma egli si circoncise e diede i suoi beni a rabbi Akiba. Al momento della sua morte una voce celeste si fece intendere, che pronunciò queste parole: Katia bar Schalom è destinato alla vita eterna”

“I nostri maestri, R. Eliezer, R. Josue e R. Gamaliel erano a Roma, quando il Senato decretò di sterminare i Giudei del mondo nel giro di trenta giorni. Vi era un senatore che temeva Dio. Egli avvertì R. Gamaliel e i nostri maestri si abbandonarono al dolore, quando quest’uomo pio disse loro di cessare di affliggersi, poiché entro trenta giorni il Dio dei Giudei sarebbe venuto in loro soccorso. Al venticinquesimo giorno, quest’uomo raccontò tutto a sua moglie che gli disse: “Ecco che sono trascorsi venticinque giorni”. “Ne restano ancora cinque” rispose lui. Ma siccome lei era ancora più pia di suo marito, disse “Non hai un anello? Succhialo e muori. La tua morte porterà nell’assemblea una proroga di trenta giorni, durante i quali il decreto sarà ritirato.” Egli seguì il consiglio della moglie, succhiò l’anello e morì. Ci si accorse in seguito che il vascello non aveva lasciato il porto senza aver pagato l’imposta”
“Cesare, nemico dei Giudei, disse ai grandi del suo regno: Se uno ha un’ulcera ad un piede, bisogna amputare il piede e guarire o guardarlo e soffrire? Essi risposero: Bisogna amputare il piede e guarire. Katia bar Schalom replicò che non si poteva venire a capo dei Giudei, poiché è scritto che Dio li disperderà ai quattro angoli del mondo. Il re disse a Katia Bar Schalom: Tu hai ragione, ma contro il tuo re e chi trionfa sul suo re deve essere gettato nella geenna. Mentre lo portavano al supplizio, una matrona gli disse” Disgrazia al navigatore che leva l’ancora senza aver pagato l’imposta! Ma egli si circoncise e diede i suoi beni a rabbi Akiba. Al momento della sua morte una voce celeste si fece intendere, che pronunciò queste parole: Katia bar Schalom è destinato alla vita eterna”.
Questi due racconti sono 2 testimonianze diverse ma si riferiscono ad una stessa vicenda e  alla stessa persona. Bar Shalom sembrerebbe essere la traduzione ebraica della parola latina Clemens (filius paci) ed entrambe le testimonianze mostrano il console romano circonciso e sacrificato per la causa giudaica.

E' importante notare che Flavio Clemente prima di morire diede i suoi beni a rabbi Akiba, che ricordo sostenne la campagna messianica di Bar Kokhba sotto Adriano.

Detto questo ricordo che in Atti degli apostoli cap.5 emerge che I primi discepoli erano tenuti a mettere "ai piedi degli apostoli" I loro averi e tutti I profitti ricavati da vendite di immobili o terreni,pena la morte.

Da quello che emerge da questa ricerca pare che I beni di Clemente siano stati messi ai piedi del rabbino Akiba, discepolo anche lui di Eliezer ben Hyrcanus e Joshua ben Hananiah che ATTENZIONE,mi ripeto, non erano apostoli di Gesù, ma del sedicente messia Yoahannan ben Zakkay ( Giovanni di Giscala). Questo dimostra che nel 100 D.C.,data della morte di Clemente, nessuno conosceva I cristiani di Paolo, la sua Chiesa e Gesù.
Eliezer ben Hyrcanus e Joshua ben Hananiah furono quindi I maestri dei primi cristiani di Roma e risultano essere proprio I due che portano la salma di Yoannan ben Zakkai fuori dalla mura di Gerusalemme iscenando la sua morte e resurrezione: un atto divenuto reale e di primaria importanza successivamente nel Cristianesimo paolino.

CONCLUSIONI

Come qualsiasi libro di storia delle religioni che si rispetti, questa ricerca si conclude confermando che anche il cristianesimo ha origine dal potere politico.
La famiglia di Vespasiano e in particolare I suoi nipoti ( Aquila e Clemente) pur rimanendo attaccati al giudaismo e alle sue leggi, hanno giocato un ruolo primario nella formazione del Cristianeimo a Roma. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio, dichiarando di essere intimo amico dI Tito, non è da escludere che fosse vicino o proprio dentro alla famiglia dei nipoti di Vespasiano.
In ogni modo lo storico Giuseppe Flavio in linea con il più illuminato della storia rabbinica Maimonide, sosteneva che il Messia atteso dalle profezie, doveva distruggere e poi ricostruire il tempio.
Per Giuseppe Flavio il Messia era quindi Vespasiano, tuttavia gli ebrei videro questa profezia realizzarsi con Yoahannan ben Zakkai ( chiamato Giovanni di Giscala da Giuseppe Flavio).
Succesivamente storicamente il ciclo di questa profezia si chiuse con Aquila, che ebbe da Traino il compito di ricostruire Gerusalemme e il suo Tempio. Tuttavia Traiano fu dissuaso da alcuni, nel ricostruire un nuovo tempio dedicato al Dio degli ebrei, perchè questo avrebbe alimentato altre rivolte e la nascita di altri nuovi sedicenti Messia. Dunque Aquila alla fine, ebbe l'ordine di ricostruire sulle antiche rovine un nuovo Tempio, ma dedicato a Giove.
A Roma Aquila assieme Clemente fondarono di fatto una nuova chiesa, ma la tradizione vuole che il primo fondatore della chiesa di Roma sia stato Simone bariona detto Pietro, perchè la tradizione lo vuole prima imprigionato nel carcere di massima sicurezza Mamertino e poi martirizzato.
Costui dalle prove storiche e archeologiche, risulta essere nella realtà Simone bargiora (il figlio del proselito), il capo dei Barionim e cioè il capo dei Sicari, chiamato anche nelle fonti ebraiche Abba Sikra o ben Batiah.
E' molto probabile che da bar(ionim) Abba,  derivi il termine evangelico barabba, in ogni modo lui aiutò Yohannan ben Zakkay ad uscire vivo da Gerusalemme, iscenando la famosa morte e risurrezione di quest'ultimo, assieme ai rabbini Gesù figlio Anania e Lazzaro figlio di Ircano, che come ho detto in precedenza, nelle fonti ebraiche risultano I maestri dei primi cristiani di Roma ( Aquila e Clemente).
Simone bargiora risulta essere il nipote di Yoahannan be Zakkay, precisamente il figlio di sua sorella e anche nelle opere ebraiche risulta in una situazione che abbia rinnegato 3 volte il maestro e zio Yoahannan ben Zakkay.
In ogni modo Simone bargiora difese fino alla fine Il tempio di Gerusalemme e uscendo da sotto le PIETRE del tempio ormai distrutto, venne incarcerato a Roma nel Mamertino e successivamente giustiziato. Fu da questo evento storico che nacque la profezia messa in bocca Gesù: "distruggerò questo tempio e ne costruirò uno in tre giorni... di questo tempio non ne rimarrà che PIETRA su PIETRA....Simone barjona Io ti chiamerò PIETRO e su questa PIETRA io fonderò la mia chiesa!"

Quindi tornando a noi, lo storico Giuseppe Flavio in linea con le fonti ebraiche, attesta che furono principalmente due le persone che causarono la caduta di Gerulemme e del suo Tempio e furono Yohannan ben Zakkai ( Giovanni di Giscala) e Simone bargiora suo parente.

Ma le sorprese non finiscono qui!
Se andiamo a spulciare nel Vecchio Testamento quali erano le profezie in merito alla distruzione e alla ricostruzione del Tempio che identificano la venuta del Messia, così come alludevano con certezza Giuseppe Flavio e il grande rabbino Maimonide, scopriamo delle cose importanti davvero incredibili.
 Ebbene, secondo il a Bibbia Giosuè figlio di Iosàdak fu il primo ad esercitare la funzione di sommo sacerdote dopo il ritorno degli ebrei dalla cattività babilonese, presumibilmente dal 515 al 490 circa a.C. Il suo ruolo nella ricostruzione del Tempio è di primaria importanza e lasciò agli ebrei un ricordo di stampo profetico indelebile.
In Zaccaria cap. 6 leggiamo:
11Prendi quell'argento e quell'oro e ne farai una corona che porrai sul capo di Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote. 12Gli riferirai: Dice il Signore degli eserciti: Ecco un uomo che si chiama Germoglio: fiorirà dove si trova e ricostruirà il tempio del Signore. 13Sì, egli ricostruirà il tempio del Signore, egli riceverà la gloria, egli siederà da sovrano sul suo trono. Un sacerdote siederà sul suo trono e fra i due regnerà una pace perfetta. 14La corona resterà come gradito memoriale nel tempio del Signore, in onore di Cheldài, Tobia, Iedaià e in onore del figlio di Sofonia. 15Anche da lontano verranno a riedificare il tempio del Signore. Così riconoscerete che il Signore degli eserciti mi ha inviato a voi. Ciò avverrà, se ascolterete la voce del Signore, vostro Dio»

Ecco la profezia delle profezie,quella che ha fatto nascere il Cristianesimo, che è legata alla distruzione/costruzione del Tempio.

Da questo evento storico/profetico gli evangelisti hanno ricavato il nome del Cristo:

Da Giosuè deriva GESÙ

Da Germoglio deriva NAZARENO

Da figlio di Iosadàk,  dalla prima parte della nome deriva Giuseppe ( dall'ebraico Iose).
Invece dal nome Jozadak / Jehozadak ( nome intero e derivato da altre traduzioni) consiste di due elementi, la prima parte è יה (Yah) = יהו (Yahu) = יו (Yu), che a loro volta sono forme abbreviate del Tetragrammaton יהוה , YHWH o Yahweh.

Ed ecco ottenuto GESÙ IL NAZARENO figlio di GIUSEPPE o di Dio (dipende da come sI vuole tradurre il nome del padre) , la persona incaricata da Dio (500 anni prima la venuta di Cristo) a ricostruire il Tempio di Dio.

Incredibile vero?

Gli evangelisti non hanno scelto dei nomi casuali, ma proprio quei nomi legati alla caduta e alla riedificazione del Tempio.

Da qui nasce il Cristianesimo, con I suoi reali protagonisti ispiratori, Yoahannan ben Zakkai e suo nipote Simone barjona, coloro realizzarono la profezia delle profezie, la caduta del tempio e la sua riedificazione attraverso I loro discepoli.


La profezia che non ha tempo conclude chiaramente:

da qui " RICONOSCERETE CHE IL SIGNORE DEGLI ESERCITI MI HA INVIATO A VOI"

NOTE

Alcuni contenuti sono tratti dal sito www.anzarouth.com : Talmud Bavli, trattato Ghittin, traduzione a cura di Ralph Anzarouth

http://www.anzarouth.com/2008/08/talmud-ghittin-55-57.html

Nello stesso sito, troviamo ben legato a Yohannan ben Zakkai e Abba Sikra, Onkelos.
Onkelos qui viene nominato per ben 9 volte, ed era nella realtà il soprannome di Aquila, Nipote di Vespasiano e fondatore della Chiesa romana assieme al suo parente Clemente.