giovedì 2 gennaio 2020

PAOLO SECONDO I RABBINI

Gli eventi descritti nel Nuovo Testamento per gli ebrei, testimoni oculari dei fatti, sono accaduti dallo scoppio della prima guerra giudaica (66 D.C.), fino alla fine della terza guerra giudaica (135 D.C.).

Nel Nuovo Testamento viene raccontato che dopo la morte di Gesù, avvennero delle persecuzioni nei confronti dei Cristiani per mano di Paolo/Simone ( il mago) il fabbricante di tende o di Tessuti, membro di spicco del Sinedrio.

Nelle testimonianze rabbiniche invece, le persecuzioni nei confronti dei Cristiani avvennero non dopo la morte di Gesù, ma dopo la morte del Nasi Yokhannnan ben Zakkai, un personaggio che ha compiuto in vita, tutte le opere che I Cristiani associano a Gesù.

Infatti dopo la morte di Zakkai, e cioè dopo l' 80 D.C., ci furono vari tentativi di scacciare gli ebrei/cristiani fuori dalla sinagoghe. Nell'anno 85 D.C. circa, Gamaliele II, prese il posto di Zakkai come presidente del Gran Consiglio (il sinedrio) e convinse l’assemblea di Jamnia a inserire nelle Semoneh Esreh (le 18 benedizioni) una maledizione contro i Nazareni e i Minim (eretici/apostati):

“Siano distrutti i Nazareni  e i Minim  in un istante e siano cancellati dal libro della vita e non siano scritti insieme con i giusti.”

 Gamaliel II passò come consegna il testo a tutte le sinagoghe sparse nell’Impero romano.

La maledizione inserita nelle 18 preghiere aveva lo scopo di fare uscire allo scoperto i cristiani, i quali ovviamente non l’avrebbero mai pronunciata contro se stessi!

Tra l’85 e il 90 D.C. circa venne applicato ai cristiani ed eretici, un provvedimento più incisivo, l’”herem”, che era una maledizione solenne ed era a tutti gli effetti una scomunica che prevedeva la cacciata dei Cristiani dalla sinagoga e da Israele, con l’accusa di eresia e di tradimento di Mosè e del monoteismo ebraico, e anche con pesanti discriminazioni sul piano giuridico e sociale; tutto questo accadeva a chi riconosceva Gesù come il Messia e il Figlio di Dio.

Nello stesso periodo rabbi Tarfon scrive che se avesse preso nella mani una copia del Vangelo ( il Matteo Ebraico), l'avrebbe bruciato, perché in esso compariva troppe volte il nome Dio.

Aspre furono le persecuzioni dei Cristiani, i discepoli dell’ aspirante messia Zakkai, furono messi al bando assieme ai cristiani: Gamaliel II, in quel periodo presidente del Sinedrio, umiliò in pubblico Gesù figlio di Anania ( discepolo di Zakkai) e allontanò ed esiliò il discepolo prediletto di Zakkai, Lazzaro figlio d'Ircano ( il discepolo risorto e amato dal Cristo), con l'accusa di aver apprezzato un insegnamento di Gesù, appreso al mercato di Sepphoris da un uomo chiamato Giacomo.

Dopo Gamaliel II il nuovo patriarca divenne Akiva, che appoggiò la terza rivolta giudaica di Simon bar Kokhba.

Secondo le testimonianze rabbiniche, il console Clemente Romano, configurato come papa dai cristiani, donò al rabbino Akiva tutte le sue ricchezze prima di morire. Questo è un fattore indicativo che serve a farci capire che I Cristiani di quel periodo, non avevano ancora una vera e propria chiesa indipendente, ma continuavano a frequentare le sinagoghe ed erano subordinati a tutti gli effetti ai Nasi ed ai patriarchi ebraici.

Dopo la terza rivolta giudaica ( 135 D.C.), Adriano impedì ai rabbini di insegnare la Torah ( Akiva fu giustiziato per non aver rispettato quest'ordinanza), cacciò tutti gli ebrei da Gerusalemme, affidò a suo nipote Aquila da Sinope la ricostruzione di Gerusalemme e continuò a vietare la circoncisione agli ebrei ( un atto che secondo gli storici di quel tempo, causò la rivolta giudaica).

Aquila da Sinope, stando ai testi cattolici e ortodossi, lo troviamo sempre in coppia con Paolo / Simone ( il mago ), ed anche I testi rabbinici sembrano mettere in coppia questi due personaggi.

Infatti stando ai rabbini, Adriano concesse dopo la la terza rivolta, a Shimon Shezuri, di ricoprire il  ruolo di Nasi e capo del Sinedrio.

Shezuri è un soprannome che deriva da una variante della parola ebraica Shezirah (שזירה), e quindi potrebbe  avere il significato ebraico che dichiara una possibile sua professione: la filatura di tessuti o tendaggi.

Ricordo che questa è la stessa professione di Paolo / Shimon ( mago ) , così come appare nei testi religiosi Cristiani.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Simeon_Shezuri

Costui come Paolo, dovette allinearsi alle direttive imperiali e quindi dovette convincere gli ebrei sparsi in tutto il mondo ad abbandonare la circoncisione e dovette inventarsi un modo tutto suo, di insegnare alcuni precetti dell'ebraismo senza utilizzare la Torah.

Tuttavia era unito ad Aquila in quanto condividevano lo stesse idee e cioè che le scritture ebraiche, per essere conosciuto in tutto il mondo, dovevano essere tradotte in greco.

Nei testi rabbinici inoltre emerge un particolare che troviamo anche nel Nuovo Testamento e cioè che Paolo, dopo la caduta da cavallo, perse la vista:

Simeone b. Gamaliel disse: 'È successo che i miei occhi mi facevano male a Cesarea e Yose bei Rabbi ha permesso a me e al mio servo dormire fuori dalla sukkah'"(Tosef., Suk. 2: 2); e in un'altra occasione, si afferma:" Simeone b. Gamaliele mandò i saggi e dissero: "È un difetto" "(Bek. 6: 9).

Per chi ama I dettagli, aggiungo che costui, come risulta in Atti, fu allevato ai piedi di Gamaliel ( II ), che era suo padre, era discente di Davide e il suo maestro principale fu rabbi Tarfon: in poche parole aveva un padre e un maestro, tra I più accaniti anticristiani dell'epoca.

Aveva una profonda cultura greca e si traferì a Roma nel periodo in cui Marcione e Aquila si stabilirono nella capitale ( 140 D.C. circa).

Come risulta per Simon Mago negli Atti di Pietro e Paolo,  i rabbini raccontano che Simon ben Gamaliel II entrò in contatto con la famiglia di Nerone, in particolare con un suo discendente,  rabbi Meir .

Shimon pare che all'inizio della sua vita, fosse stato vicino ai Simaritani: infatti elogiò i Samaritani  per aver osservato più rigorosamente di quanto non facessero gli israeliti i comandamenti della Thorà (Ḳid. 76a).
 Con questo ricordo che Simon mago, secondo I cristiani, proveniva dalla Samaria.

Shimon mandò delle lettere a tutte le comunità ebraiche sparse nell'impero romano e in esse emerge che si sforzò di proteggere gli schiavi e garantire loro alcuni diritti (Giṭ. 12b, 37b, 40b) , cosi come fece Paolo:

CAP 6. LETTERA AGLI EFESINI

5Schiavi, obbedite ai vostri padroni terreni con rispetto e timore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo, 6non servendo per farvi vedere, come fa chi vuole piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo di cuore la volontà di Dio, 7prestando servizio volentieri, come chi serve il Signore e non gli uomini. 8Voi sapete infatti che ciascuno, sia schiavo che libero, riceverà dal Signore secondo quello che avrà fatto di bene.
9Anche voi, padroni, comportatevi allo stesso modo verso di loro, mettendo da parte le minacce, sapendo che il Signore, loro e vostro, è nei cieli e in lui non vi è preferenza di persone.

CAP. 3 LETTERA AI COLOSSESI

22Voi,schiavi, siate docili in tutto con i vostri padroni terreni: non servite solo quando vi vedono, come si fa per piacere agli uomini, ma con cuore semplice e nel timore del Signore. 23Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, 24sapendo che dal Signore riceverete come ricompensa l'eredità.

CAP. 4 LETTERA AI COLOSSESI

1Voi, padroni, date ai vostri schiavi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo.

CAP.6 PRIMA LETTERA A TIMOTEO

1Quelli che si trovano sotto il giogo della schiavitù, stimino i loro padroni degni di ogni rispetto, perché non vengano bestemmiati il nome di Dio e la dottrina. 2Quelli invece che hanno padroni credenti, non manchino loro di riguardo, perché sono fratelli, ma li servano ancora meglio, proprio perché quelli che ricevono i loro servizi sono credenti e amati da Dio. Questo devi insegnare e raccomandare.

CAP.2 LETTERA A TITO

9Esorta gli schiavi a essere sottomessi ai loro padroni in tutto; li accontentino e non li contraddicano, 10non rubino, ma dimostrino fedeltà assoluta, per fare onore in tutto alla dottrina di Dio, nostro salvatore.

Shimon nelle sue norme legali in materia di matrimonio, ha reso una regola invariabile proteggere i diritti e la dignità della moglie rispetto a quelli del marito (Ket. V. 5, vii. 9, XII. 10) , così come appare nelle scritture attribuite a Paolo:

CAP.5 LETTERA AGLI EFESINI

21Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: 22le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; 23il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. 24E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
25E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, 26per renderla santa, purificandola con il lavacro dell'acqua mediante la parola, 27e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. 28Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. 29Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, 30poiché siamo membra del suo corpo. 31Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. 32Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! 33Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito.

CAP.3 LETTERA AI COLOSSESI

18Voi,mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. 19Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza.

Shimon asserisce anche che:

"La giustizia deve essere accordata ai non ebrei come agli ebrei; i primi dovrebbero avere la possibilità di chiedere un giudizio davanti a un tribunale ebreo o pagano"  (Sifre, Deut. 16 [ed. Friedmann, p. 68b]) .
Così Paolo, dopo il suo arresto ( At. Cap 25), tiene a precisare di avere la cittadinanza romana e di avere il diritto di appellarsi a Cesare.

In poche parole Shimon ben Gamaliel II in vita si è occupato delle stesse tematiche di Paolo e potrete prendere visione e compare I suoi autentici contenuti cliccando negli allegati/numerini riportati accanto ad ogni tematica trattata e che troverete nel sito seguente:


https://en.m.wikipedia.org/wiki/Simeon_ben_Gamaliel_II


Anche Shimon ben Gamaliel II, potrebbe essere stato guarito da Anania ben Dosa cosi come è narrato negli Atti degli Apostoli per Paolo di Tarso:

Dopo aver menzionato il rabbino Ḥanina ben Dosa nella nostra mishna, la Gemara procede a lodare ulteriormente l'efficacia della sua preghiera: I Saggi insegnavano: C'è stato un incidente in cui il figlio di Rabban Gamliel si è ammalato. Rabban Gamliel inviò due studiosi dal rabbino Ḥanina ben Dosa a pregare per la misericordia e la guarigione per suo conto. Quando il rabbino Ḥanina ben Dosa li vide avvicinarsi, salì nella soffitta sul tetto della sua casa e pregò per pietà per lui. Sulla sua discesa, disse ai messaggeri: Potete andare e tornare a Rabban Gamliel ,poiché la febbre ha già lasciato suo figlio ed è stato guarito. I messaggeri gli chiesero: Come fai a saperlo? Sei un profeta? Rispose loro: Non sono né profeta né figlio di profeta (cfr Amos 7:14 ), ma ho ricevuto una tradizione riguardo a questa indicazione: Se la mia preghiera è fluente nella mia bocca mentre la recito e ci sono nessun errore, so che la mia preghiera è accolta. E se no, so che la mia preghiera viene respinta. La Gemara riferisce che questi messaggeri sedevano, scrivevano e si avvicinavano a quel preciso momento in cuiRabbi Ḥanina ben Dosa ha detto loro questo. Quando vennero davanti a Rabban Gamliel e riferirono tutto ciò che era accaduto e gli mostrarono ciò che avevano scritto, Rabban Gamliel disse loro: Giuro sul servizio del tempio che nel tempo che avete scritto non eravate né prima né dopo; anzi, così è avvenuto l'evento : proprio in quel momento gli è venuta la febbre e ci ha chiesto dell'acqua da bere.

sabato 30 novembre 2019

L'EGIZIANO versione 2.0

Come un pioniere, più di 13 anni fa scrissi tanto sul falso profeta Egiziano:

http://renato-s.blogspot.com/2006/04/chi-era-ges.html?m=1

Tuttavia soltanto oggi mi sono accorto chi si voleva nascondere dietro a quel soprannome.
La soluzione è più semplice di quanto si possa pensare, chissà quante di quelle volte ci sono passati sotto al naso quei passi di Guerre Giudaiche, eppure non ci siamo accorti che per Giuseppe Flavio, quell'uomo che aveva creato dei danni PEGGIORI RISPETTO AI SICARI era soltanto uno, vediamo chi:

Libro II:258 - 13, 4. Oltre a questi, si formò un'altra banda di delinquenti: le loro mani erano meno lorde di sangue ma le loro intenzioni non erano meno empie, sì che il danno da essi inferto al benessere della città NON RESTÒ INFERIORE A QUELLO ARRECATO DAI SICARI.

Libro II:259 Individui falsi e bugiardi, fingendo di essere ispirati da Dio e macchinando disordini e rivoluzioni,
spingevano il popolo al fanatismo religioso e lo conducevano nel deserto promettendo che ivi Dio avrebbe mostrato loro segni premonitori della liberazione.

Libro II:260 Contro costoro Felice, considerandoli come istigatori alla ribellione, mandò truppe a cavallo e a
piedi e ne fece gran strage.

Libro II:261 - 13, 5. Ma guai ancor maggiori attirò sui giudei il falso profeta egiziano. Arrivò infatti nel paese un ciarlatano che, guadagnatasi la fama di profeta, raccolse una turba di circa trentamila individui che s'erano lasciati abbindolare da lui,
Libro II:262 li guidò dal deserto al monte detto degli ulivi e di lì si preparava a piombare in forze su Gerusalemme, a battere la guarnigione romana e a farsi signore del popolo con l'aiuto dei suoi seguaci in armi.
Libro II:263 Felice prevenne il suo attacco affrontandolo con i soldati romani, e tutto il popolo collaborò alla difesa sì che, avvenuto lo scontro, l'egizio riuscì a scampare con alcuni pochi, la maggior parte dei suoi seguaci furono catturati o uccisi mentre tutti gli altri si dispersero rintanandosi ognuno nel suo paese.

IN UN ALTRO PASSO DI GUERRE GIUDAICHE SI SONO DIMENTICATI DI CENSURARE IL NOME DI QUEL FALSO PROFETA EGIZIANO, CHE COMMISE DANNI SUPERIORI AI SICARI:

Libro VII:262 Furono dunque I SICARI quelli che per primi calpestarono la legge e incrudelirono contro i connazionali, senza astenersi da alcun insulto per offendere le loro vittime, o da alcun atto per rovinarle.

Libro VII:263 Eppure GIOVANNI fece sì che anche costoro sembrassero più moderati di lui; egli infatti non soltanto eliminò chiunque dava giusti e utili consigli, trattando costoro come i suoi più accaniti nemici fra tutti i cittadini, ma riempì la patria di un'infinità di pubblici mali, quali inevitabilmente doveva infliggere agli uomini chi già aveva osato di commettere empietà verso il Dio.
Libro VII:264 La sua mensa era infatti imbandita con cibi proibiti ed egli aveva abbandonato le tradizionali regole di purità, sì che non poteva più far stupore se uno che era così follemente empio verso il Dio non osservava più la bontà e la fratellanza verso gli uomini.

Oltre a ciò ricordo anche che Paolo risulta arrestato in Atti e  confuso con L'Egiziano.  Inoltre Atti aggiunge prima del suo processo:

5Abbiamo scoperto infatti che quest'uomo è una peste, fomenta disordini fra tutti i Giudei che sono nel mondo ed è UN CAPO della setta dei nazorei.

In poche parole viene confuso in primis con L'Egiziano, arrestato e presentato comunque come uno dei capi della setta dei Nazorei.

Tuttavia sappiamo dalle Pseudo Clementine e da altre fonti che il Capo dei Capi della setta dei Nazorei era Yokhannan ben Zakkai, chiamato semplicemente Zaccheo dai Cristiani.
Infatti stando a queste fonti fu proprio questo Giovanni che convertì e fece battezzare Paolo.

https://originidelcristianesimoprimitivo.blogspot.com/2019/11/per-capire-quali-fossero-le-origini-di.html?m=1

Oltre a ciò, stando al Talmud Giovanni viene fatto passare per un profeta aiutato da Dio: profetizzò ( come a Gesù) la caduta del Tempio e che Vespasiano sarebbe diventato il nuovo "re" dell'impero romano.

Probabilmente proprio il fatto che costui fosse percepito come un profeta, ha spinto i copisti Cristiani a censurare il suo vero nome.


lunedì 25 novembre 2019

APOCALISSE SIRIACA DI BARUC COME FONTE Q

In questa sezione dimostrerò che sia gli ebrei con il loro Yokhannan ben Zakkai e sia i cristiani con il loro Gesù, hanno attinto dati da una fonte comune esistente già prima della caduta del secondo Tempio e cioè dall'Apocalisse Siriaca di Baruc.
Comparando questa ad alcuni contenuti degli Atti degli Apostoli e al Talmud, capiremo in principio chi era percepito come il Cristo, chi era Simon Pietro e chi era Aquila.

TRATTO DALL'APOCALISSE SIRIACA DI BARUC

IV

[1] E mi disse il Signore: "Questa città per un (certo) tempo sarà consegnata e il popolo per un (certo) tempo sarà castigato, ma il mondo non sarà dimenticato.
[2] o forse credi che sia questa la città di cui ho detto: Ti ho tracciata sul palmo delle mie mani?
 [3] Non (è) questo edificio, edificato ora tra di voi, quello che sarà rivelato presso di me, quello che è pronto qui,(fin) da prima, da quando ho pensato di fare il paradiso; e lo avevo mostrato ad Adamo, prima
che peccasse, e, quando trasgredì il comandamento, ne fu privato, come anche (del) paradiso.
[4] E, dopo ciò, lo ho mostrato al mio servo Abramo, di notte, tra le parti delle vittime, [5] e, ancora, lo ho mostrato anche a Mosè sul monte Sinai, quando gli ho mostrato il modello della tenda e (di) tutti i suoi vasi.
[6] E ora ecco, esso è custodito presso di me, come anche il paradiso.
[7] Va', dunque, e fa' come ti comando".

V

[1] E risposi e dissi: "Diverrò dunque in Sion reo del fatto che i tuoi nemici verranno in questo
luogo e contamineranno il tuo santuario e faranno prigioniera la tua eredità e domineranno su coloro che hai amato e andranno di nuovo nel luogo dei loro idoli e si vanteranno davanti a
loro? E cosa farai per il tuo grande nome?". [2] E mi disse il Signore: "Il mio nome e la mia
gloria hanno (per sempre) il mondo eterno; il mio giudizio invece custodisce per il suo tempo quel che (gli) è dovuto,
[3] e tu vedrai con i tuoi occhi che non gli avversari distruggeranno Sion né
(essi) incendieranno Gerusalemme, ma (che) serviranno il Giudice, per un (certo) tempo.
[4]Tu va' e fa' tutto quel che ti ho detto".
[5] E andai e condussi Geremia e Iddo e Seraia e Yabes e Godolia e tutti i dignitari del popolo, e li feci venire alla valle del Cedron e narrai loro tutto
quel che mi era stato detto.
[6] E levarono la loro voce e piansero tutti, [7] e sedemmo lì e digiunammo fino a sera.

VI

[1] E fu l'indomani e, ecco, l'esercito dei Caldei circondò la città e a sera io, Baruc, abbandonai il popolo e uscii e stetti presso la quercia.
 [2] Ed ero addolorato per Sion e gemevo per la cattività che era venuta sul popolo [3] e, ecco, improvvisamente uno spirito di potenza mi innalzò e mi fece salire su, sopra il muro di Gerusalemme,
[4] e vidi. Ecco, quattro angeli
stavano ai quattro angoli della città, tenendo ciascuno nelle sue mani una fiaccola di fuoco.
[5]E un altro angelo scendeva dal cielo e disse loro: "Tenete le vostre fiaccole e non appiccate fuoco finché non ve (lo) dico.
[6] Sono stato mandato infatti per dire, prima, una parola alla
terra e trasmetterle quel che mi ha comandato il Signore Altissimo".
[7] E lo vidi scendere verso il santo dei santi e prese di lì il velo e l'efod santo e il propiziatorio e le due tavole e la
veste santa dei sacerdoti e il turibolo e le quarantotto pietre preziose che il sacerdote vestiva e tutti i santi vasi della tenda. [8] E disse alla terra a voce alta: "Terra, terra, terra: ascolta le parole del Dio potente e ricevi le cose che ti affido e custodiscile fino agli ultimi tempi, per
renderle, quando (ne) sarai comandata, affinché gli stranieri non se ne impadroniscano.
[9] E' giunto infatti il tempo in cui anche Gerusalemme sarà consegnata, per un (certo) tempo, finché non si dica: Torna di nuovo. Sii stabile per sempre".
[10] E la terra aprì la sua bocca e le
inghiottì.

VII

[1] E dopo ciò ho udito l'angelo dire agli angeli che tenevano le fiaccole: "Distruggete dunque e abbattete le sue mura fino alle fondamenta, perché gli avversari non si vantino e dicano: Noi abbiamo abbattuto il muro di Sion e abbiamo incendiato il luogo del Dio potente!
[2] Ma prenderete voi il luogo in cui prima stavo".

VIII

[1] Gli angeli fecero come comandò loro e, quando ebbero abbattuto gli angoli del muro, dopo che il muro era caduto, si udì una voce dall'interno del tempio, che diceva:
[2] "Entrate, avversari, e venite, nemici! Se ne è andato infatti colui che custodiva la casa".
[3] Ed io, Baruc (me ne) andai.
[4] E accadde dopo questo: l'esercito dei Caldei entrò e presero la casa e tutti i
suoi dintorni
[5] e fecero prigioniero il popolo e ne uccisero alcuni e incatenarono il re Sedecia
e lo mandarono dal re di Babilonia.

IX

[1] E venimmo, io, Baruc, e Geremia, il cui cuore era stato trovato puro da peccati (e) che non era stato catturato durante l'occupazione della città, e stracciammo le nostre vesti e piangemmo e facemmo lutto e digiunammo per sette giorni.

CONCLUSIONE E INVIO DI BARUC DEL SUO MESSAGGIO AI PAGANI TRAMITE AQUILA

LXXXV
[1] Ancora poi sappiate che nei tempi precedenti e nelle generazioni di prima i nostri padri avevano (come) aiuti giusti e profeti e santi.
[2] Ma (anche) noi fummo nella nostra terra, ed essi ci aiutavano, quando peccavamo, e invocavano per noi colui che ci ha fatto, perché confidavano nelle proprie opere, e il Potente li udiva e ci era propizio.
 [3] Ora però i giusti sono
stati radunati e i profeti si sono addormentati e anche noi siamo usciti dalla nostra terra e Sion
ci è stata tolta e non abbiamo alcunché ora, se non il Potente e la sua legge.
[4] Se dunque correggeremo e rinsalderemo i nostri cuori, riceveremo tutto quel che abbiamo perduto e (cose) che sono molto più eccellenti di quelle che abbiamo perduto, di molte volte.
[5] Quel che abbiamo perduto infatti era soggetto a corruzione e quel che riceveremo è incorruttibile.
[6] Anche ai nostri fratelli ho scritto così, a Babilonia, per testimoniare anche a
loro queste (cose).
[7] Tutte le (cose) dette in precedenza siano sempre davanti ai vostri occhi, perché siamo ancora in vita e (nel) dominio della nostra libertà
[8] e, ancora, anche l'Altissimo qui è longanime con noi e ci ha fatto conoscere quel che sarà né ha nascosto quel
che capiterà alla fine.
[9] Prima dunque che il suo giudizio rivendichi quel che (è) suo e la
verità quel che le spetta, prepariamo la nostra anima a prendere, e non ad essere presi, e a sperare, e non a vergognarsi, e a riposare con i nostri padri, e non ad essere tormentati con i nostri nemici.
[10] La giovinezza del mondo infatti è passata e la veemenza della creazione è di
già consumata e poco manca all'avvento dei tempi ed (anzi) essi sono passati e il secchio è vicino alla cisterna e la nave al porto e il corso della via alla città e la vita al compimento.
[11] Ancora: preparate le vostre anime affinché, dopo aver solcato (il mare) ed essere scesi dalla nave, riposiate e, quando (ve ne) sarete andati, non siate condannati.[12] Ecco, infatti: l'Altissimo farà venire tutte queste (cose). Lì non vi sarà più luogo per la penitenza né confine
per i tempi né spazio per i momenti né cambiamento per (aver) sollievo né luogo per l'invocazione né invio di domande né assunzione di scienza né dono d'amore né luogo per la resipiscenza né suppliche per le colpe né invocazioni di padri né preghiera di profeti né aiuto di giusti.
[13] Lì v'è sentenza di corruzione, via di fuoco e sentiero che conduce alla gehenna.[14] Per questo una è la legge (data) dall'Unico; uno (è) il mondo e per quel che v'è in esso, per tutto, fine.
[15] Allora (egli) farà vivere quelli che troverà e sarà loro propizio e, insieme, farà
perire coloro che saranno macchiati di peccati.

LXXXVI

[1] Quando dunque riceverete la lettera, leggetela nelle vostre assemblee con sollecitudine
[2] e meditatela, soprattutto nei giorni dei vostri digiuni.
[3] E rammentatevi di me, tramite
questa lettera, come anch'io mi rammento di voi, in essa e sempre.

LXXXVII

[1] E accadde: quando ebbi compiuto tutte le parole di questa lettera e l'ebbi scritta con sollecitudine fino al suo compimento, l'arrotolai e sigillai con cura e la legai al collo dell'aquila e lasciai (questa) e la mandai.
Fine del libro di Baruc, figlio di Neria.
Il testo integrale lo troverete in questo sito:

http://www.giovannigiorgi.it/vangelo-apocrifi.php

ATTI CAP. 10

Pietro e il centurione romano Cornelio
1Vi era a Cesarèa un uomo di nome Cornelio, centurione della coorte detta Italica. 2Era religioso e timorato di Dio con tutta la sua famiglia; faceva molte elemosine al popolo e pregava sempre Dio. 3Un giorno, verso le tre del pomeriggio, vide chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro e chiamarlo: «Cornelio!». 4Egli lo guardò e preso da timore disse: «Che c'è, Signore?». Gli rispose: «Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite dinanzi a Dio ed egli si è ricordato di te. 5Ora manda degli uomini a Giaffa e fa' venire un certo Simone, detto Pietro. 6Egli è ospite presso un tale Simone, conciatore di pelli, che abita vicino al mare». 7Quando l'angelo che gli parlava se ne fu andato, Cornelio chiamò due dei suoi servitori e un soldato, uomo religioso, che era ai suoi ordini; 8spiegò loro ogni cosa e li mandò a Giaffa.
9Il giorno dopo, mentre quelli erano in cammino e si avvicinavano alla città, Pietro, verso mezzogiorno, salì sulla terrazza a pregare. 10Gli venne fame e voleva prendere cibo. Mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi: 11vide il cielo aperto e un oggetto che scendeva, simile a una grande tovaglia,, calata a terra per i quattro capi. 12In essa c'era ogni sorta di quadrupedi, rettili della terra e uccelli del cielo. 13Allora risuonò una voce che gli diceva: «Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!». 14Ma Pietro rispose: «Non sia mai, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di profano o di impuro». 15E la voce di nuovo a lui: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano». 16Questo accadde per tre volte; poi d'un tratto quell'oggetto fu risollevato nel cielo. 17Mentre Pietro si domandava perplesso, tra sé e sé, che cosa significasse ciò che aveva visto, ecco gli uomini inviati da Cornelio: dopo aver domandato della casa di Simone, si presentarono all'ingresso, 18chiamarono e chiesero se Simone, detto Pietro, fosse ospite lì. 19Pietro stava ancora ripensando alla visione, quando lo Spirito gli disse: «Ecco, tre uomini ti cercano; 20àlzati, scendi e va' con loro senza esitare, perché sono io che li ho mandati». 21Pietro scese incontro a quegli uomini e disse: «Eccomi, sono io quello che cercate. Qual è il motivo per cui siete venuti?». 22Risposero: «Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutta la nazione dei Giudei, ha ricevuto da un angelo santo l'ordine di farti venire in casa sua per ascoltare ciò che hai da dirgli». 23Pietro allora li fece entrare e li ospitò.
Il giorno seguente partì con loro e alcuni fratelli di Giaffa lo accompagnarono. 24Il giorno dopo arrivò a Cesarèa. Cornelio stava ad aspettarli con i parenti e gli amici intimi che aveva invitato. 25Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. 26Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!». 27Poi, continuando a conversare con lui, entrò, trovò riunite molte persone 28e disse loro: «Voi sapete che a un Giudeo non è lecito aver contatti o recarsi da stranieri; ma Dio mi ha mostrato che non si deve chiamare profano o impuro nessun uomo. 29Per questo, quando mi avete mandato a chiamare, sono venuto senza esitare. Vi chiedo dunque per quale ragione mi avete mandato a chiamare». 30Cornelio allora rispose: «Quattro giorni or sono, verso quest'ora, stavo facendo la preghiera delle tre del pomeriggio nella mia casa, quando mi si presentò un uomo in splendida veste 31e mi disse: «Cornelio, la tua preghiera è stata esaudita e Dio si è ricordato delle tue elemosine. 32Manda dunque qualcuno a Giaffa e fa' venire Simone, detto Pietro; egli è ospite nella casa di Simone, il conciatore di pelli, vicino al mare». 33Subito ho mandato a chiamarti e tu hai fatto una cosa buona a venire. Ora dunque tutti noi siamo qui riuniti, al cospetto di Dio, per ascoltare tutto ciò che dal Signore ti è stato ordinato».

ATTI CAP. 11

Pietro difende la propria condotta
1Gli apostoli e i fratelli che stavano in Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. 2E, quando Pietro salì a Gerusalemme, i fedeli circoncisi lo rimproveravano 3dicendo: «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!».
4Allora Pietro cominciò a raccontare loro, con ordine, dicendo: 5«Mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e in estasi ebbi una visione: un oggetto che scendeva dal cielo, simile a una grande tovaglia, calata per i quattro capi, e che giunse fino a me. 6Fissandola con attenzione, osservai e vidi in essa quadrupedi della terra, fiere, rettili e uccelli del cielo. 7Sentii anche una voce che mi diceva: «Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!». 8Io dissi: «Non sia mai, Signore, perché nulla di profano o di impuro è mai entrato nella mia bocca». 9Nuovamente la voce dal cielo riprese: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano». 10Questo accadde per tre volte e poi tutto fu tirato su di nuovo nel cielo. 11Ed ecco, in quell'istante, tre uomini si presentarono alla casa dove eravamo, mandati da Cesarèa a cercarmi. 12Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell'uomo. 13Egli ci raccontò come avesse visto l'angelo presentarsi in casa sua e dirgli: «Manda qualcuno a Giaffa e fa' venire Simone, detto Pietro; 14egli ti dirà cose per le quali sarai salvato tu con tutta la tua famiglia». 15Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo discese su di loro, come in principio era disceso su di noi. 16Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: «Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo». 17Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».
18All'udire questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!».

COMPARAZIONE

E' evidente che chi ha scritto gli Atti degli apostoli ha utilizzato l'estasi di Baruc e l’ha adattata su Simon Pietro, infatti entrambi hanno visto la stessa cosa.
Nello stesso tempo lo scrittore degli Atti con questo accostamento ha voluto un mandare un messaggio occulto ai pagani ignoranti, ma abbastanza chiaro per I saggi ebrei: quell'estasi era stata associata ad un protagonista del passato che ha assistito alla distruzione del primo Tempio e si voleva far capire ,in maniera occulta, che anche Simon Pietro avevo vissuto, come un protagonista, e aveva visto in in prima persona la distruzione di Gerusalemme e del suo Tempio.
Se questo era il messaggio subliminale dell'autore degli Atti, chi altro poteva essere storicamente quel Simon Pietro se non quel Simone bar ghiora, descritto in Guerre Giudaiche da Giuseppe Flavio?
Infatti come se fossero guidati dagli stessi consigli dati da Dio a Baruc, Simone bar ghiora e I suoi seguaci compirono gli stessi atti descritti nell'Apocalisse siriaca di Baruc:

GUERRE GIUDAICHE

Libro VI:364 Costoro non provavano alcun rimorso per le loro malefatte, anzi ne andavano fieri come di belle imprese; così, quando videro la città in fiamme, con lieto volto dichiararono di esser contenti di aspettare la fine perché, sterminato il popolo, bruciato il tempio e incendiata la città, non lasciavano niente ai nemici.

Cosa dire poi di quel Angelo possente, che ricevuto l'ordine dal Signore fece bruciare da altri angeli il Tempio?
Gli ebrei credevano che il Messia avrebbe distrutto il Tempio e al suo posto ne avrebbe costruito un altro!
La caduta del secondo Tempio cadde storicamente proprio a causa dello zio di Simone di giora e cioè Giovanni di Giscala ( Yokhannan ben Zakkai) e infatti, lui, proprio come l'angelo possente dell'Apocalisse di Baruc ricevette l'ordine da Dio di bruciare il Tempio, così come I rabbini nei loro testi sacri attestano:

Quanta differenza tra i peccatori ebrei e i profeti dei popoli del mondo! E la Beraita dice: disse Rabbi Elazàr: "Vedi quant'è grande la forza della vergogna! Perché [a causa di quell'umiliazione] il Santo, benedetto Egli sia, ha aiutato Bar Kamtza [Giovanni], ha distrutto la Sua casa ed ha bruciato il Suo palazzo!"

Negli Atti degli apostoli la visione correlata alla distuzione del Tempio di Gerusalemme, viene correlata anche al fatto che grazie al Cristo tutto I cibi fossero puri.

Secondo il Nuovo Testamento infatti emerge che il Cristo NON RISPETTAVA LE NORMALI NORME DI PURITÀ È PROCLAMÒ TUTTI I CIBI PURI:

14Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! 15Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro». 16
17Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. 18E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può renderlo impuro, 19perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. 20

In Guerre Giudaiche lo storico Falvio Giuseppe conferma il contenuto del passo evangelico, ma lo attribuisce sempre a Giovanni:

Libro VII:264 La sua mensa era infatti imbandita con cibi proibiti ed egli aveva abbandonato le tradizionali regole di purità, sì che non poteva più far stupore se uno che era così follemente empio verso il Dio non osservava più la bontà e la fratellanza verso gli uomini.

Cosa dire poi di Cornelio AQUILA Pudente chiamato anche Onkelos dagli ebrei?


Da quello che emerge dall'Apocalisse di Baruc sembrerebbe che Aquila sia proprio un soprannome dato a quest'uomo, visto che per i Cristiani è stato configurato come il primo pagano a ricevere le nozioni di quell'ebraismo riformato, ed è esattamente come l'aquila di Baruc, che portò il suo messaggio ai (romani) pagani.

L'autore degli Atti  sostanzialmente ha associato Simone a Baruc e Cornelio AQUILA Pudente all'Aquila portatrice dei messaggi di Baruc.

Sempre negli Atti, come nel caso di Anania che guarì e battezzò Saulo, anche per Cornelio si dice che sia stato “mandato” dal Signore, ma a Cesarea c'era un solo Signore, maestro di Anania e di Cornelio e il suo nome era Zaccheo/Zakkai.

Praticamente Zakkai da maestro di questi due discepoli, soltanto lui poteva ordinare a costoro di compiere queste missioni.

In queste parti degli Atti degli postoli il nome di Zaccheo/Zakkai, viene sostituito sistematicamente con il “Signore" o “Dio" e queste manipolazioni, tuttavia ci suggeriscono chi fosse nella realtà quella persona ad essere percepita come il Cristo ( ved. Talmud e le Pseudo Clementine).

lunedì 18 novembre 2019

GIOVANNI IL BATTISTA ( RICERCA STORICA)

In molti testi sacri si evince che Simon Mago ( alias Paolo) fu un  discepolo di Giovanni il Battista.
Teoricamente  quindi Simon Mago fu battezzato e convertito da Giovanni.
Tuttavia la sua conversione  avvenne effettivamente per mano di  Giovanni detto Zaccheo ( Yokhannan ben Zakkai) e questo possiamo trovarlo scritto in molti testi sacri di varie confessioni:

https://originidelcristianesimoprimitivo.blogspot.com/2019/11/per-capire-quali-fossero-le-origini-di.html?m=1

La prova che Yokhannan ben Zakkai convertisse, come nell'ebraismo ortodosso, attraverso il battesimo, proviene dalle Pseudo Clementine dove leggiamo:

Capitolo LXVII. — Invito al battesimo.

Dopo aver dato loro questi e simili precetti, [Pietro fece]  un annuncio al popolo,
 dicendo: “Dato che ho deciso di stare tre mesi con voi, se qualcuno lo desidera, può essere battezzato;  che, spogliato dei suoi ex mali, potrebbe per il futuro, in conseguenza della sua condotta,diventare erede delle benedizioni celesti, come ricompensa per le sue buone azioni.  Chiunque lo vorrà, allora vada da Zaccheo e gli dia il propio nome e  ascolti da lui i misteri del regno del Paradiso.  Lascialo assistere a digiuni frequenti e approvare se stesso in tutte le cose, che alla fine di
 in questi tre mesi potrebbe essere battezzato il giorno della festa.  Ma ognuno di voi lo sarà battezzato in acque sempre fluenti, invocando su di lui il nome della Beatitudine della Trinità;  lui sta
prima unto con olio santificato dalla preghiera, che così a lungo, essendo consacrato da queste cose, lui
 può raggiungere una percezione delle cose sante. ”713

Sostanzialmente questo battesimo quindi  serviva per il perdono dei peccati: non serviva più dunque sacrificare gli animali nel Tempio, ma bastava soltanto questo battesimo, associato ad una buona condotta di vita, per avere il perdono dei peccati.

Nel Vangelo di Luca al Cap.3 leggiamo che il Battesimo di Giovanni detto il battista, aveva le stesse premesse del battesimo di Giovanni il pubblicano detto Zaccheo:

7Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? 8Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: «Abbiamo Abramo per padre!». Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. 9Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco».
10Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». 11Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». 12Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». 13Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». 14Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
15Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo…

In sostanza anche il battesimo di Giovanni il battista, associato ad una buona.condotta di vita, promette il perdono dei peccati.

Questa condizioni vengo ribadite nel Talmud ebraico, dove viene attribuito il merito di questa rivoluzione religiosa, a Yokhannan ben Zakkai:

"Una volta, quando Rabban Yochanan ben Zakkai stava camminando a Gerusalemme con Rabbi Yehoshua, arrivarono dove il Tempio di Gerusalemme ora era in rovina. "Guai a noi", esclamò Rabbi Yehoshua, "perché questa casa dove è stata fatta l'espiazione per i peccati di Israele ora giace in rovina!" Rispose Rabban Yochanan, "Abbiamo un'altra, altrettanto importante fonte di espiazione, praticando opere  di amore, misericordia e di gentilezza, come si afferma" Desidero amore e non sacrificio ".

Zakkai fa riferimento a:

Osea cap.6

il mio giudizio sorge come la luce:6poiché voglio l'amore non il sacrificio,
la conoscenza di Dio più degli olocausti.

Anche nei Vangeli Gesù si rifà ad Osea:

MATTEO CAP. 9

11Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 12Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 13Andate a imparare che cosa vuol dire:miserincordia  io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

MATTEO CAP. 12

6Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. 7Se aveste compreso che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrifici, non avreste condannato persone senza colpa.
In Guerre Giudaiche nel libro II:287 a Cesarea appare il nostro Giovanni il pubblicano, intento a interrompere la guerra assieme sua moglie ( secondo le fonti cristiane) Berenice, "la prostituta" sorella del re Agrippa II.

CONCLUSIONI

A termine di questa specifica ricerca, personalmente ritengo che siano vere le parole di Erode in Matteo cap.14:
1In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. 2Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista…
Con queste parole anch'io ritengo che Giovanni il Battista e Gesù, fossero nella realtà la stessa persona.
Veniva chiamato dagli ebrei Yokhannan ben Zakkai e in vita oltre a compire, come abbiamo visto, le cose fatte nei Vangeli da Giovanni il battista, compì anche tutte le cose attribuite a Gesù, come dimostrato nel link di seguito:

https://originidelcristianesimoprimitivo.blogspot.com/2019/04/dal-vangelo-secondo-la-storia.html?m=1

martedì 12 novembre 2019

LE ORIGINI DI PAOLO DI TARSO

Per capire quali fossero le origini di Paolo di Tarso, chiamato anche Simon Mago in molte opere, basta semplicemente leggere delle citazioni sparse un po’ ovunque nei testi sacri, cattolici, ortodossi e addirittura ebraici.

Incominciamo adesso ad esaminare I passi più noti ai cattolici, presenti precisamente negli Atti degli Apostoli:

1Saulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote 2e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via. 3E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo 4e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?». 5Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! 6Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». 7Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. 8Saulo allora si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco. 9Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.
10C'era a Damasco un discepolo di nome Anania. Il Signore in una visione gli disse:«Anani!». Rispose: «Eccomi, Signore!». 11E il Signore a lui: «Su, va' nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco, sta pregando 12e ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista». 13Rispose Anania: «Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. 14Inoltre, qui egli ha l'autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». 15Ma il Signore gli disse: «Va', perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d'Israele; 16e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome». 17Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Saulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». 18E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, 19apoi prese cibo e le forze gli ritornarono.

Sempre.negli Atti degli apostoli il tutto viene riassunto in questa parte:

12Un certo Anania, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei là residenti, 13venne da me, mi si accostò e disse: «Saulo, fratello, torna a vedere!». E in quell'istante lo vidi. 14Egli soggiunse: «Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, 15perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. 16E ora, perché aspetti? Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome».

E ben chiaro fin qui che Paolo fu convertito da un ebreo di nome Anania, un noto guaritore di quei tempi che stando all'ebraismo, era un discepolo di Yokhannan ben Zakkai. Chiaramente a regola di logica, se “IL SIGNORE" mandò Anania a guarire Paolo, quel SIGNORE altro non poteva essere che Yokhannan ben Zakkai il maestro di Anania!
A conferma di ciò, nell'ortodosso Recognitiones pseudo Clementine leggiamo, senza troppi giri, che fu proprio Zaccheo ( Zakkai) a convertire Paolo ( alias Simon mago) :

Capitolo LXXII. — Pietro inviato a  Cæsarea.

 “Mentre, pertanto, abbiamo alloggiato a Gerico e ci siamo dati alla preghiera e al digiuno, Giacomo il
 il vescovo mi ha mandato qui a Cesarea, dicendo che Zaccheo [Zakkay] gli aveva scritto da
 Cesarea, riguardo a  quell'unico Simone, un mago samaritano, che stava sovvertendo molti del nostro popolo, affermando che era uno Stans,
 598 - cioè, in altre parole, il Cristo e la grande potenza del Dio supremo, che
 è superiore al Creatore del mondo;  allo stesso tempo, ha mostrato molti miracoli e tolto dei dubbi e altri hanno creduto in  lui.  Mi ha informato di tutte le cose che erano state accertate
 rispettando quest'uomo da coloro che in precedenza erano stati suoi colleghi o discepoli, e
 in seguito era stato convertito da Zaccheo.”

A regola di logica, se fu davvero Yokhannan ben Zakkai a guarire/convertire Paolo, da qualche parte, in qualche testo ebraico, deve esserci scritto qualcosa a riguardo.
Infatti proprio nei testi ebraici, al contrario di quelli cristiani, si cita espressamente il loro leader Yokhannan ben Zakkai che invoca una sola volta l'aiuto di Anania per guarire suo figlio (Shimon), ma nel passo viene censurato il nome di suo figlio,che diventetà futuro leader del Cristianesimo pagano:

“È riferito che quando il figlio di Johanan b. Zakkai era molto malato, il padre sollecitava le preghiere di Anania. Anania ha prontamente obbedito e il bambino si è ripreso. Il padre felicissimo non poteva astenersi dall'esprimere la sua ammirazione per il suo meraviglioso allievo, affermando che lui stesso avrebbe potuto pregare tutto il giorno senza fare del bene. Sua moglie, sbalordita da tale abortimento da parte del suo famoso marito, chiese: "Anania è più grande di te?" A questo egli rispose: "C'è questa differenza tra noi: è come il servitore di un re, che ha sempre libero accesso alla presenza augusta, senza nemmeno dover attendere il permesso di raggiungere le sue orecchie; mentre io, come un signore davanti a un re, deve attendere un momento opportuno "(Ber. 34b). Allo stesso modo, su sollecitazione di Gamaliel II., Anania supplicò la misericordia per il figlio di quel patriarca e alla conclusione delle sue preghiere assicurò ai messaggeri di Gamaliel che la febbre del paziente lo aveva lasciato. Questa certezza creò dubbi nelle menti dei messaggeri, che prontamente chiesero: "Sei un profeta?" A questo egli rispose: "Non sono né un profeta né il figlio di un profeta; ma l'esperienza mi ha insegnato che ogni volta che la mia preghiera scorre liberamente è concessa; altrimenti, viene respinta. I messaggeri allora annotarono la dichiarazione di Anania e l'ora esatta in cui fu fatta; raggiunta la residenza del patriarca, scoprirono che Anania aveva parlato veramente "

http://www.jewishencyclopedia.com/articles/7207-hanina-b-dosa

Questo passo per l'ebraismo è l’unico passo dove parla Anania chiamato in causa da Zakkai, per guarire una persona malata e cioè suo figlio.
Paolo era dunque figlio del patriarca ed aspirante Messia Yokhannan ben Zakkai?
Possibile?
A confermare ciò, proprio un padre della chiesa, In “De viris illustribus” scritto da Gerolamo al Capitolo 5 leggiamo:
L'apostolo Paolo, precedentemente chiamato Saulo , (Atti. 7, 58) , il numero dei dodici apostoli della parte esterna, della tribù di Beniamino e la città di Giscalis della Giudea, c'era, in base al quale i romani come un prigioniero e emigrò con i suoi genitori a Tarso di Cilicia (Atti XX. 13, 12)

http://khazarzar.skeptik.net/books/hieronym/viris_l.htm

Praticamente Gerolamo conferma la nascita di Paolo, nella piccola Giscala, cittadina natale del patriarca Giovanni di Giscala che come scrive Giuseppe Flavio, “ormai da tempo la faceva da padrone" .

giovedì 31 ottobre 2019

IL SIGNORE FU TRAFITTO DA UN SOLDATO ROMANO E LA CORTINA DEL TEMPIO SI SQUARCIÒ NEL 70 D.C.

In questa parte parleremo di quando storicamente il Signore fu trafitto da un soldato romano provocandone l'uscita del suo sangue salvifico e di quando la cortina del Tempio si squarciò dopo la sua morte apparante.

Incominciamo esaminando I testi sacri Cristiani:

DAL VANGELO DI GIOVANNI:

“uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.”

DAL VANGELO DI MARCO:

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. 39Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!».

19 Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, 20 per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, (Ebrei 10:19-20 – La Nuova Riveduta 1994).
11 Ma venuto Cristo, sommo sacerdote dei beni futuri, egli, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto da mano d’uomo, cioè, non di questa creazione, 12 è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna. (Ebrei 9:11-12 – La Nuova Riveduta 1994).
50 E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito. 51 Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si schiantarono, (Matteo 27:50-51 – La Nuova Riveduta 1994).

Passiamo adesso al Talmud e vediamo I testimoni oculari di questi eventi quando e in che miniera registrano questi fatti:

[Vespasiano] se ne andò e mandò Tito. Ed è scritto (Deut. 32, 37): "E disse: dove sono le loro divinità, le rocce in cui riponevano la loro fiducia?" Questo [versetto si applica] a Tito il malvagio, che insultò e blasfemò contro l'Altissimo. Cosa fece? Acchiappò una prostituta ed entrò nel Santo dei Santi, stese un rotolo della Torà e peccò con lei, prese una spada e infilzò la Parochet [ossia la cortina che nel secondo Tempio separava il Santo dal Santo dei Santi], avvenne un miracolo e da essa cominciò a schizzare sangue e [Tito] pensò di essersi ucciso (cioè di avere ucciso il Santo, benedetto Egli sia – il Talmud usa per rispetto verso D-o una espressione sostitutiva), come è scritto (Salmi 74, 4): "I Tuoi oppressori hanno ruggito nel Tuo Tempio, hanno interpretato le loro superstizioni come dei veri segni." Abba Chanan cita (Salmi, 89, 9): "Chi è come Te, D-o forte?", cioè: chi è forte e inflessibile come Te, che ascolti gli insulti e le blasfemie di quel malvagio e continui a tacere? Nella Yeshivà di Rabbì Yishmaèl interpretarono il versetto (Esodo 15, 11): "Chi è come Te tra i potenti, o Signore?" [aggiungendo una lettera]: "Chi è come Te tra i muti, o Signore?", [che ascolti gli insulti e non reagisci].
Cosa fece [Tito]? Prese la Parochet e ne fece un sacco, raccolse tutti gli strumenti del Tempio, li pose all'interno e li posò sulla nave per andare a vantarsi nella sua città, come è scritto (Ecclesiaste 8, 10): "Infatti, ho visto dei malvagi venire sepolti: essi venivano da un luogo santo e venivano dimenticati nella città in cui avevano agito." [Modificando una lettera] leggi "raccolti" al posto di "sepolti" e "per vantarsi" al posto di "venivano dimenticati". C'è [invece] chi legge [nel versetto] proprio la parola "sepolti", perché fu rivelato loro perfino ciò che era sepolto"

http://www.anzarouth.com/2008/08/talmud-ghittin-55-57.html?m=1

Come potete vedere il rabbino che conclude la fonte, precisa:

C'è [invece] chi legge [nel versetto] proprio la parola "sepolti", perché fu rivelato loro perfino ciò che era sepolto.
L'evangelista Matteo fu proprio uno di questi, infatti come puntualizza il rabbino, scrive:

DAL VANGELO DI MATTEO

51Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, 52i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. 53Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.

Nel Talmud viene inoltre specificato che oltre “al soldato romano" Tito,  ci fosse innanzi alla presenza del Signore trafitto anche una prostituta.
Similmente secondo la tradizione Cristiana, il.Signore apparve prima alla prostituta Maria Maddalena:

VANGELO DI GIOVANNI CAPITOLO 20

1Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!»….
Per finire la notizia giunse a Simone e a Giovanni ( il discepolo amato dal Signore).

Nella stessa maniera l'evento dell'apparizione del Signore, viene collegato nel Talmud ad Abba Sikra e a Yokhannan ben Zakkai, chiamati dallo storico Giuseppe Flavio rispettivamente con I nomi di Simone bargiora e Giovanni di Giscala, le ultime persone che storicamente lasciarono il Tempio del Signore, prima della sua caduta.

Sempre nel passo, i rabbini che parlano della presenza del Signore in modo incorporeo nella cortina del Tempio, aggiungono dei commenti in linea con le antiche scuole docetiche cristiane:

" Abba Chanan cita (Salmi, 89, 9): "Chi è come Te, D-o forte?", cioè: chi è forte e inflessibile come Te, che ascolti gli insulti e le blasfemie di quel malvagio e continui a tacere? Nella Yeshivà di Rabbì Yishmaèl interpretarono il versetto (Esodo 15, 11): "Chi è come Te tra i potenti, o Signore?" [aggiungendo una lettera]: "Chi è come Te tra i muti, o Signore?", [che ascolti gli insulti e non reagisci].

La stessa lezione la troviamo nel VANGELO DI PIETRO, scartato dai padri della chiesa proprio perché in esso era contenuto lo stesso contenuto docetico:

[4][10] Condussero due malfattori e crocifissero il Signore in mezzo a loro. Ma lui taceva quasi che non sentisse alcun dolore...
I fatti e I nomi Talmud, coincidono con I resoconti evangelici, tuttavia quello che salto all'occhio anche al lettore inesperto è che tutto accadde poco prima della caduta del Tempio nel 70 e non sotto a Ponzio Pilato.

Altre prove negli scritti sacri che seguono la stessa linea temporale del Talmud, le possiamo trovare nel Vangelo di Pietro:

[7][25] Gli Ebrei, gli anziani e i sacerdoti compresero allora il grande male fatto a se stessi e cominciarono a lamentarsi battendosi il petto e a dire: “Guai ai nostri peccati! Il giudizio e la fine di Gerusalemme sono ormai vicini”.
[26] Io [Pietro] ed i miei amici eravamo nella tristezza e, con l’animo ferito, ci nascondevamo: eravamo, infatti, ricercati da loro come malfattori e come coloro che volevano incendiare il tempio.

https://mikeplato.myblog.it/2017/02/23/vangelo-di-pietro-testo-integrale/

Questi passi secondo alcuni nascondono un velato antisemitismo, eppure se andiamo a leggere i passi dello storico Giuseppe Flavio, si riesce a capire che le cose andarono davvero in questa maniera:

Libro IV:570 Nel frattempo la massa degli Zeloti che era dispersa nella città si raccolse nel tempio unendosi a quelli che erano stati messi in fuga, e Giovanni si preparò a guidarli giù contro il popolo e gli Idumei.
Libro IV:571 Questi ebbero paura non tanto del loro attacco, essendo più forti in combattimento, quanto della loro follia, pensando che quelli di nottetempo potevano fare una sortita dal tempio, ucciderli e dar fuoco alla città.
Libro IV:572 Si radunarono allora a consiglio con i sommi sacerdoti per deliberare come difendersi dal loro assalto.
Libro IV:573 Ma il Dio sconvolse le loro menti ed essi pensarono di ricorrere a un rimedio peggiore del male;
infatti per liberarsi di Giovanni decisero di far entrare Simone, cioè di attirarsi un secondo padrone, e per di più sollecitandolo con le preghiere.
Libro IV:574 La decisione venne eseguita e il sommo sacerdote Mattia fu inviato a pregare quel Simone, che tanto avevano temuto, di voler entrare in città. Unirono le loro insistenze anche tutti quelli che erano stati costretti a fuggire da Gerusalemme per gli Zeloti e che desideravano di recuperare case e averi.
Libro IV:575 Simone acconsentì con grande degnazione di far loro da padrone e fece il suo ingresso come per liberare la città dagli Zeloti, acclamato dal popolo quale salvatore e protettore;
Libro IV:576 ma quando fu dentro col suo esercito non pensò che al suo potere, considerando quelli che l'avevano invocato non meno nemici di coloro contro cui era stato invocato.
Libro VI:364 Costoro non provavano alcun rimorso per le loro malefatte, anzi ne andavano fieri come di belle imprese; così, quando videro la città in fiamme, con lieto volto dichiararono di esser contenti di aspettare la fine perché, sterminato il popolo, bruciato il tempio e incendiata la città, non lasciavano niente ai nemici.

Un ulteriore prova che dimostra che le vicende del Cristo siano avvenute in realtà sotto la rivolta giudaica del 66/70 le troviamo nel Vangelo di Gamaliele, dove I padri della Chiesa escludendolo dal Canone, non si sono nemmeno curati di cancellare la frase dove sia attesta che Pilato distrusse il Tempio di Gerusalemme e ne sterminò la popolazione, un atto che in realtà storicamente accadde nel 70 con Tito, non dopo la risurrezione di Gesù, ma dopo la resurrezione del vero aspirante Messia e Salvatore del suo popolino e della Torah, Yokhannan ben Zakkai:

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lunedì 12 agosto 2019

LA VERA STORIA DI NICODEMO

In questa ricerca vediamo chi fosse storicamente Nicodemo e se veramente abbia mai avuto contatto e appoggiato  un re dei giudei di nome Gesù.
Nel Nuovo Testamento e precisamente nel Vangelo di Giovanni, Nicodemo appare come uno dei capi ricchi di Gerusalemme che appoggiò segretamente Gesù, nonostante fosse fariseo e un membro del sinedrio:

GESÙ E NICODEMO

1Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. 2Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». 3Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio».
4Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». 5Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. 7Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall'alto. 8Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
9Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». 10Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d'Israele e non conosci queste cose? 11In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. 12Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? 13Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo. 14E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, 15perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

MAI UN UOMO HA PARLATO COSÌ!

40All'udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». 41Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? 42Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?». 43E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. 44Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui.
45Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». 46Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». 47Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? 48Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? 49Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». 50Allora Nicodemo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: 51«La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». 52Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». 53E ciascuno tornò a casa sua.

SEPOLTURA DI GESÙ

38Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39Vi andò anche Nicodèmo - quello che in precedenza era andato da lui di notte - e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. 40Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. 41Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. 42Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Nel Talmud Nicodemo, invece di risultare una persona che appoggiò Gesù, appare come una persona che appoggiò Giovanni di Giscala ( Yokhannan ben Zakkai) e Simone il bariona:

Mandarono [al suo posto] il comandante Vespasiano. Questi venne ed assediò [Gerusalemme] per tre anni. [In città] c'erano tre ricchi: Nakdimòn ben Gurion, Ben Kalba Savua e Ben Tzitzit Hakesat. Nakdimòn ben Gurion [si chiamava così] perché il sole sorse (Nakad) apposta per lui (Talmud Bavli, trattato di Taanit, 20a); Ben Kalba Savua, perché chiunque entrava a casa sua affamato come un cane (Kalba) ne usciva sazio (Savua); Ben Tzitzit Hakesat, perché le sue frange (Tzitzit) strisciavano sempre su cuscini (Kesat). C'è chi dice che [doveva il suo soprannome al fatto che spesso] sedeva tra i potenti di Roma. Uno [di loro] promise: "Io rifornirò [gli abitanti di Gerusalemme] di grano e di orzo." Un altro dichiarò: "Vino, sale e olio" e un altro promise: "Legna". I saggi lodarono [soprattutto] il donatore di legna. Anche Rav Chisda lasciava tutte le sue chiavi al suo servitore, tranne quella [del deposito] di legna, perché così diceva Rav Chisda: "[Per cucinare] un deposito di grano ci vogliono sessanta depositi di legna!" [Grazie ai loro doni] c'era di che nutrire [la città] per ventuno anni!

Tratto da:

http://www.anzarouth.com/2008/08/talmud-ghittin-55-57.html

Qui a seguito noterete che questi doni furono custoditi da Simone il bariona ( abba Sikra/ben Batiah), conisciuto dai cristiani semplicemente con il nome di Pietro:


https://upload.forumfree.net/i/ff12349826/IMG_20190228_151523.jpg

Ma le sorprese non finiscono qui, infatti in guerre Giudaiche emerge che Gorion oltre ad essere il padre di Nicodemo, fosse il padre di Giuseppe:

Libro II:563 Giuseppe figlio di Gorion e il sommo sacerdote Anano furono eletti a reggere con poteri assoluti il governo della città, con l'incarico di curare specialmente che venisse aumentata l'altezza delle mura.

Tutto lascia pensare che Giovanni evangelista si sia ispirato a loro quando scrisse che Giuseppe e Nicodemo (che storicamente risultano fratelli) cosparsero con molta aloe e mirra il corpo del Messia.
Ma di quale Messia parliamo?

Certamente non di Gesù ma di Yokhanna ben Zakkai che nel Talmud risulta  morto e risorto e cosparso di aromi, per far credere (ai barionim) che fosse davvero morto.


POTENZIALI MANIPOLAZIONI

Sebbene in Guerre Giudaiche appaia chiaramente Giuseppe figlio di Gorion, fratello quindi di Nicodemo, in altri passi appaio delle potenziali manipolazione adocchiate probabilmente dai copisti cristiani. Se esaminiamo I passi che seguono, infatti notiamo che Gorion da padre viene trasformato come figlio  di Nicodemo e in un altro passo viene trasformato invece come figlio di Giuseppe:

Libro II:451 Quelli, approfittando anche di una tale richiesta, inviarono da loro per stringere l'accordo Gorion figlio di Nicomede, Anania figlio di Sadoc e Giuda figlio di Gionata. Giurati i patti, Metilio fece uscire i soldati.

Libro IV:159 Le personalità più eminenti, quali Gorion figlio di Giuseppe e Simeone figlio di Gamaliel, li incitavano infatti sia tutt'insieme nelle assemblee, sia recandosi a visitarli ad uno ad uno, perché una buona
volta punissero i traditori della libertà e purificassero il santuario da quegli empi assassini.

Parliamo sempre di personaggi di rilievo a capo della politica  di Gerusalemme, ma in questi passi notiamo delle probabili manipolazioni fatte con lo scopo di non  far capire al lettore che sono gli stessi personaggi che troviamo nel Nuovo Testamento, attivi nella politica di Gerusalemme, non nel periodo di Pilato, ma nel periodo della rivolta Giudaica, guidata da Giovanni di Giscala e suo nipote Simone capo dei Barionim.